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	<title>Un posto dove appendere il cappello</title>
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	<description>di Lorenzo Cairoli</description>
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		<title>Dal palato di Obama alla lenta agonia dei laghi africani</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 15:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Sono usciti sulla Stampa in questi giorni diversi miei articoli. Come si mangia in casa Obama, New Orleans Port au Prince d&#8217;America, la lenta agonia dei laghi africani, la sete dei colombiani, le tragicomiche vacanze dei vip. Ce n&#8217;e&#8217; per tutti i gusti, mi sembra. E oggi si parla di Angola, di guerra, di fratelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/_9kvGGCn7FZE/SXB7dQp7-UI/AAAAAAAAAu8/KPCbZLLe_Mw/s400/obama%5B1%5D.JPG" alt="" /><br />
Sono usciti sulla Stampa in questi giorni diversi miei articoli. <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/451383/">Come si mangia</a> in casa Obama, New Orleans <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/451239/">Port au Prince d&#8217;America</a>, <a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/450190/">la lenta agonia</a> dei laghi africani, <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/450122/">la sete</a> dei colombiani, le <a href="http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/451183/">tragicomiche vacanze</a> dei vip. Ce n&#8217;e&#8217; per tutti i gusti, mi sembra. E oggi si parla di Angola, di guerra, di f<a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/451521/">ratelli contro</a></p>
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		<title>Quel girone dantesco che e&#8217; il Congo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 23:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Sta crescendo in modo impressionante la percentuale di malati di HIV e AIDS che abbandona i trattamenti ospedalieri per curarsi con la preghiera. Lo avete letto da qualche parte? L’allarme lo lanciò tre anni fa uno dei veterani nella lotta contro l’AIDS in Congo, il dottor Joe Kabongo, coordinatore del centro di ricerca presso l’Università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-hlzNZM2JSx8/T4dlO6b_xLI/AAAAAAAAFFQ/MaphJQRVrkE/s400/myop_dubg_s1399_54849.jpg" alt="" /></p>
<p><em>Sta crescendo in modo impressionante la percentuale di malati di HIV e AIDS che abbandona i trattamenti ospedalieri per curarsi con la preghiera. Lo avete letto da qualche parte? L’allarme lo lanciò tre anni fa uno dei veterani nella lotta contro l’AIDS in Congo, il dottor Joe Kabongo, coordinatore del centro di ricerca presso l’Università di Lumumbashi. “L’ottanta per cento di quelli che smettono di curarsi da noi, chiedono aiuto alla Chiesa”. E la Chiesa ovviamente ne approfitta. I pastori che millantano guarigioni miracolose in cambio di denaro o di beni di altra natura, non si contano più.</p>
<p>Stanno diventando un’infestazione pari quasi a quella dei malati. Nessuna campagna di prevenzione contro l’AIDS può rivaleggiare in efficacia coi sermoni dei predicatori. E siccome i congolesi non credono più alle promesse di chi li governa, chiedono aiuto a Dio e alla Chiesa. Che aiuta a ridurre la viremia nel sangue con la fede e a debellare il male, con la messa al bando dei preservativi.</em></p>
<p>Il resto <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449845/">sulla Stampa</a></p>
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		<title>Il palato di Arafat</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 04:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[I migliori cuochi della nostra vita]]></category>
		<category><![CDATA[israele&palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Asfour siede su una sedia di vimini. La sua giubba bianca farebbe invidia a un ammiraglio. Hatem Taha gli si avvicina con grande deferenza. E&#8217; il suo maestro ; ogni volta che mi parlava di lui, orgoglio e ammirazione gli lampeggiavano negli occhi. Confabulano un po&#8217;, poi cominciano le presentazioni. Asfour resta sempre seduto mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-EMIGP73tHY8/T4ZS3DilIXI/AAAAAAAAFD8/5jZRXEVZS3E/s1600/arafat.jpg" alt="" /></p>
<p><em>Asfour siede su una sedia di vimini. La sua giubba bianca farebbe invidia a un ammiraglio. Hatem Taha gli si avvicina con grande deferenza. E&#8217; il suo maestro ; ogni volta che mi parlava di lui, orgoglio e ammirazione gli lampeggiavano negli occhi. Confabulano un po&#8217;, poi cominciano le presentazioni. Asfour resta sempre seduto mentre noi gli stringiamo le mani, assiso sul suo trono come un monarca. Emana una languidezza quasi femminile, un torpore da fiaba araba. Parla con una voce strascicata, lamentosa. Chiede ai camerieri di far zampillare di nuovo le fontane, di accendere altre luci – dimostrando così grande dimestichezza con le esigenze della troupe. Poi si alza e comincia a guidarmi per il suo locale. In un altro momento, lo avrei seguito grato e pieno di interesse, ma la tensione accumulata al check point, la stanchezza che mi rende le palpebre pesanti e che trasforma il mio inglese già claudicante in una manteca incomprensibile persino a me, priva il tour di ogni sincero interesse. Inoltre non ho fatto tutta questa strada per girare l&#8217;ennesimo spot a un cuoco mediorientale, per riprendere un altro forno, un&#8217;altra cucina, delle fontane che zampillano copiosamente quando la mezzanotte è passata da un pezzo. So bene quanta arte ci sia nella cucina di Asfour, ma stasera la sua arte mi annoia. Voglio sapere altro da questo palestinese di religione cristiana, dandy, colto, gran bevitore di whisky al doppio malto. Voglio sapere dei cinque anni in cui Asfour è stato il cuoco personale di Arafat. Chi era questo pirata tagliagole di Palestina ? Cosa mangiava ? Com&#8217;era veramente, lontano dai riflettori, lontano dalle tante battaglie, nell&#8217;intimità del desco, coi suoi cari, coi pochi amici di cui si fidava ? Aneddoti ne ho sentiti tanti, molto spesso gli stessi riveduti e corretti. Vorrei un Arafat segreto, o chiedo troppo ?</em></p>
<p>Il resto<a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449728/"> sulla Stampa</a></p>
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		<title>Diario Colombiano (143) &#8211; L&#8217;sms che ha messo in ginocchio Quibdo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 15:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
		<category><![CDATA[Verso Cartagena]]></category>

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		<description><![CDATA[Per molti colombiani, a cominciare dai politici, il Choco più che dimenticato è come se non appartenesse al paese, una porzione di seminulla, un avamposto in culo al mondo, perfetto sei hai qualche dissidente da mandare al confino, un universo parallelo popolato solo da negros y mosquitos, per usare l&#8217;infelicissima frase dell&#8217;ex ministro ed ex [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-txw0q9HQed4/T4RXsjLvnFI/AAAAAAAAFDk/3YeyMO2tsNw/s400/quibdo_540x2122.jpg" alt="" /></p>
<p><em>Per molti colombiani, a cominciare dai politici, il Choco più che dimenticato è come se non appartenesse al paese, una porzione di seminulla, un avamposto in culo al mondo, perfetto sei hai qualche dissidente da mandare al confino, un universo parallelo popolato solo da negros y mosquitos, per usare l&#8217;infelicissima frase dell&#8217;ex ministro ed ex ambasciatore colombiano in Italia Sabas Pretelt de la Vega. Dimenticato lo era anche nel 1954 quando un giovane Garcia Maquez lo viaggio&#8217; come inviato del quotidiano &#8216;El Espectador&#8217;. Già allora Gabo raccontava di pioggie fittissime, 360 giorni all&#8217;anno, di aerei che affogavano nelle intemperie, di piloti dal coraggio leonino, di miniere d&#8217;oro e di interminabili viaggi in bus per coprire distanze irrisorie. Parlava di Quibdo, con la sua chiesa incompiuta, rattoppata con pannelli di latta, nemmeno fosse la baracca di una bidonville. Del suo parco decimato che pareva scampato a un terremoto. Delle sue sue case di legno coi tetti di zinco. Della jungla, come periferia. Degli uomini che arrancavano per le strade polverose e dardeggianti di sole con camicie bianche e ombrelli. Dei negozi che sembravano casbah algerina e che non avevano finestre, così, per colpa del caldo soffocante, tutto il commercio avveniva in strada. Degli incendi frequentissimi che facevano scempio delle case in legno. Del cibo razionato: scatolette, latte condensato, platano fritto. La carne, un lusso chimerico. Una, due volte al mese. E il bisogno disperato di questa gente &#8211; allora erano solo 16 mila, oggi dieci volte di più- di avere una strada che li strappasse dal loro oblio. Oggi in Choco sono solo cambiati i numeri. Più case, più abitanti, più scuole, ma le strade restano sempre un azzardo e quando la pioggia infierisce forsennata e inclemente i bus si fermano e i chocoani ripiombano nel loro esilio forzato dal mondo. Qui le FARC sono di casa. E non appena si muovono, il panico dilaga. Il 28 febbraio nel municipio di Jurado è comparso un volantino in cui la guerriglia vietava la circolazione di qualsiasi mezzo: aereo, stradale, navale. Dal primo all&#8217;otto marzo, nei cieli del Choco non si è più visto ne cargo ne un aereo da turismo. Le lance che collegavano Turbo con Quibdo hanno smesso di solcare il rio de Atrato e sono rimaste alla fonda. I conducenti dei bus cancellavano le loro corse per Condoto, Istmina, Tadò senza preavviso, coi passeggeri costretti a bivaccare per giorni nei terminal. Tutto questo mentre lo stato colombiano esortava a ignorare le minacce dei guerriglieri e a promettere sanzioni contro chi avesse rispettato il blocco armato. In quei giorni tesi, passavo ore su Skype ad aggiornarmi con Alexandra, direttrice commerciale di una società di trasporti di Quibdo. Alexandra mi informava del coprifuoco, dell&#8217;esistenza di un elenco di limpieza coi nominativi di gente da eliminare, di esecuzioni sommarie, di un uomo legato al narcotraffico decapitato nel barrio de La Aurora. Ma la sua storia più delirante risale al 7 marzo.</em></p>
<p>Il resto <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449574/">sulla &#8216;Stampa&#8217; </a></p>
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		<title>Viaggio nella corruzione africana</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 07:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La corruzione in Africa e&#8217; piu&#8217; diffusa della malaria. Negli anni scorsi Transparency International individuo&#8217; nel Camerun di Paul Biya lo stato più corrotto di tutto il continente africano. Un paese dove senza bustarelle non si può abbattere un albero, non si viene promossi a scuola, non si entra all’Università, non si viene ricoverati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/_9_MrXL2KQg0/SN5EApaHIsI/AAAAAAAAAoU/fOFhrHbSRDE/s400/cpi_2008_420.gif" alt="" /></p>
<p><em><br />
La corruzione in Africa e&#8217; piu&#8217; diffusa della malaria. Negli anni scorsi Transparency International individuo&#8217; nel Camerun di Paul Biya lo stato più corrotto di tutto il continente africano. Un paese dove senza bustarelle non si può abbattere un albero, non si viene promossi a scuola, non si entra all’Università, non si viene ricoverati in ospedale. Perfino in obitorio bisogna corrompere qualcuno. Altrimenti scaraventano a terra il defunto, gli rubano i vestiti, non lo restituiscono alle famiglie per il funerale.</em></p>
<p>Il resto <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449489/">sulla &#8216;Stampa&#8217;</a>. </p>
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		<title>Le farfalle di Tonino e i machete ruandesi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 22:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>
		<category><![CDATA[quello che adoro leggere]]></category>
		<category><![CDATA[quello che so del cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho avuto una bruttissima disavventura. Non mi va di scriverne ora, non sto bene, fatico a camminare e stare davanti a un pc mi costa fatica e dolore. Oggi ho ricordato per &#8216;La Stampa&#8217; il genocidio ruandese, qualche giorno fa la poesia e il talento di Tonino Guerra. &#160; L&#8217;orrore della prigionia rivive nella sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-69mu0MUVbDE/T39qyg0FmVI/AAAAAAAAFDY/4eSgOyOW4R8/s400/final.jpg" alt="" /></p>
<p>Ho avuto una bruttissima disavventura. Non mi va di scriverne ora, non sto bene, fatico a camminare e stare davanti a un pc mi costa fatica e dolore. Oggi ho ricordato per &#8216;La Stampa&#8217; <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449313/">il genocidio ruandese</a>, qualche giorno fa <a href="http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/447838/">la poesia e il talento</a> di Tonino Guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;orrore della prigionia rivive nella sua poesia più bella, quasi un sms, ma così forte, così intensa, così memorabile che fa capire più cose sui lager tedeschi che mezzo secolo di cinema e di letteratura. La poesia è La farfàla: tratta dalla raccolta Il polverone pubblicata da Bompiani nel 1978:</em></p>
<p><em>Cuntént própri cuntént<br />
a sò stè una masa ad vólti tla vóita<br />
mó piò di tótt quant ch&#8217;i m&#8217;a liberè<br />
in Germania<br />
ch&#8217;a m sò mèss a guardè una farfàla<br />
sénza la vòia ad magnèla.</em></p>
<p><em>(Contento proprio contento</em><br />
<em>sono stato molte volte nella vita</em><br />
<em>ma più di tutte quando mi hanno liberato</em><br />
<em>in Germania</em><br />
<em>che mi sono messo a guardare una farfalla</em><br />
<em>senza la voglia di mangiarla.)</em></p>
<p><em>Dopo la prigionia fa il maestro elementare, ma per poco. Le sue poesie sono farfalle che volano come aeroplani; lo rendono presto famoso. Approda a Roma chiamato dal pittore Vespignani, amico intimo di Elio Petri. Scrive per quest&#8217;ultimo L&#8217;assassino e Le ore contate. Scrive tutto l&#8217;Antonioni passato alla storia, Il caso Mattei per Rosi, La notte di San Lorenzo per i Taviani, Matrimonio all&#8217;italiana per De Sica.</em><img src="http://aeroflotta.blogspot.com/2012/04/blog-post.html" alt="" /></p>
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		<title>Diario Colombiano (142) &#8211; Il capro espiatorio, gli sciacalli, l&#8217;eroica ipocrisia di Cartagena</title>
		<link>http://www.lorenzocairoli.com/2012/03/diario-colombiano-142-il-capro-espiatorio-gli-sciacalli-leroica-ipocrisia-di-cartagena.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 19:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Lo scemo del villaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Verso Cartagena]]></category>

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		<description><![CDATA[Vogliamo scriverle due righe sulla farsa cartagenera? Sulla Corporacion de Turismo de Cartagena presieduta da Luis Ernesto Araujo &#8211; gli Araujo sono i signori di Cartagena, mezza citta&#8217; tra immobili e alberghi e&#8217; cosa loro &#8211; che incarica la Key People di organizzare il suo stand alla Feria de Turismo de Anato, a Bogota&#8217;, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.eluniversal.com.co/sites/default/files/imagecache/foto_interior/luis_ernesto_araujo_0.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-7Ck23PZBVFA/TvyarPbCyiI/AAAAAAAAEw8/paLvJnjNbH8/s400/396076_122068431243658_100003215060870_111755_1183295707_n.jpg" alt="" /></p>
<p>Vogliamo scriverle due righe sulla <a href="http://www.noticiascaracol.com/nacion/video-259264-campana-con-esclavo-le-costo-el-cargo-a-funcionaria-cartagena">farsa cartagenera</a>? Sulla Corporacion de Turismo de Cartagena presieduta da Luis Ernesto Araujo &#8211; gli Araujo sono i signori di Cartagena, mezza citta&#8217; tra immobili e alberghi e&#8217; cosa loro &#8211; che incarica la Key People di organizzare il suo stand alla Feria de Turismo de Anato, a Bogota&#8217;, poi salta fuori la storia del testimonial schiavo e si tira subito fuori, scaricando tutte le colpe su Paola Mordecai che della stessa Corporacion e&#8217; la directora de Promoción y Mercadero. Conosco personalmente Ernesto Araujo, lo stimo, e so che nessuna decisione viene presa senza la sua autorizzazione. Che non fosse al corrente dello schiavo-icona mi sembra una menzogna siderale. Ancora una volta Cartagena e la Colombia mostrano il loro vero tallone d&#8217;Achille: l&#8217;imbarazzante incapacita&#8217; di sviluppare strategie turistiche efficaci. Araujo ha viaggiato molto con la vecchia alcaldesa. Sono stati anche a Venezia, a vedere, a imparare, a fare tesoro delle competenze altrui. Per cosa? Per sdoganare al mondo la loro citta&#8217; come la perla del turismo colombiano quando ha una stagione di soli tre mesi &#8211; giorno piu&#8217;, giorno meno &#8211; l&#8217;alta temporada, la semana santa e brandelli di luglio e agosto, quando chiudono le scuole e i gringos sono in vacanza. Una citta&#8217; venduta al mondo con risibili Kunta Kinte in vesti (?) di testimonial, assediata da eserciti di prepagos, da una criminalita&#8217; in dilagante ascesa, da ambulanti che non danno requie ai turisti, da tassisti con una moralita&#8217; da sicari? E in mezzo ci si mette Chao Racismo, mix ambiguo di buoni propositi e marketing, sempre pronto a bacchettare la Colombia xenofoba, con il sospetto, pero&#8217;, che dietro alla sua tenace lotta alla discriminazione ci sia un tentativo molto astuto di imporre un brand. Ipocrisia, inidoneita&#8217;, business camuffati da nobili ideali. Il tutto, come sempre, sulla pelle degli afrocolombiani</p>
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		<title>Quando Firenze era una filiale del Nevada &#8211; I segreti del Professore parte seconda</title>
		<link>http://www.lorenzocairoli.com/2012/03/quando-firenze-era-una-filiale-del-nevada-i-segreti-del-professore-parte-seconda.html</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 12:42:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Mucche da mungere, polli, piglianculi, così chiami spesso le vittime delle bische. Provato mai un po&#8217; di pietà per loro? Un biscazziere coi sensi di colpa è come un eiaculatore precoce che sogna una carriera nel cinema hard. I giocatori abituali, gli stanziali come li chiamavamo noi, vanno malinconicamente incontro al loro destino, condannati dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-MDHJKGKQBWU/T1OoleoUXGI/AAAAAAAAFCo/FsOOtCx8xu0/s400/f30.jpg" alt="" /></p>
<p><em>Mucche da mungere, polli, piglianculi, così chiami spesso le vittime delle bische. Provato mai un po&#8217; di pietà per loro?</p>
<p>Un biscazziere coi sensi di colpa è come un eiaculatore precoce che sogna una carriera nel cinema hard. I giocatori abituali, gli stanziali come li chiamavamo noi, vanno malinconicamente incontro al loro destino, condannati dalla loro compulsione. Le stangate le organizzavamo coi giocatori di passaggio, che so, un gioielliere di Perugia o un industriale di Bologna. Ma era un lavoro di fino, i bari venivano da fuori e a volte prima di metterli in mutande passavano mesi. Una volta, pero, feci un&#8217;eccezione. Tifai sinceramente per un pollo.</p>
<p>Chi era?</p>
<p>Antonio Maspes, sette volte campione del mondo, uno dei più grandi pistard della storia del ciclismo. Aveva smesso di correre e adesso, imbolsito, gareggiava per la sua sopravvivenza economica in una bisca milanese. </p>
<p>Tutti i giochi erano truccati?</p>
<p>La roulette, no. Pedale e magnete sono troppo complessi da manipolare.</p>
<p>Il più grande baro in cui ti sei imbattuto</p>
<p>Albert il Marsigliese. Un corso con un brillante al mignolo e una vaga somiglianza all&#8217;attore francese Michel Auclair. Aveva un aereo personale, come i toreri più famosi e le rock-star, con cui girava il Nord Africa sfidando a baccara gli sceicchi. Lillone, che gli fece da guardia del corpo, mi raccontava che veniva ricevuto da valletti con ceste colme di sterline d&#8217;oro. Scene degne delle incisioni di Gustave Doré, non trovi?</em></p>
<p>Il resto<a href="http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/445046/"> qui </a>su &#8216;La Stampa&#8217;- E <a href="http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/443114/">qui</a>, la prima parte dei segreti del Professore</p>
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		<title>Diario Colombiano (141) &#8211; Vandalismo metropolitano e pasionarie dei fornelli</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 17:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Choco]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>
		<category><![CDATA[Verso Cartagena]]></category>

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		<description><![CDATA[In Choco non si puo&#8217; proprio andare. Per ora. Troppa guerriglia, troppo esercito, troppi rischi. Soprattutto dove eravamo diretti noi. Mi sembra di rivivere l&#8217;incubo Haiti di ottobre. Valigie gia&#8217; fatte, erompe il colera. A fine aprile sono a Panama, avevo una mezza idea di sconfinare in Ecuador &#8211; da Cali, la frontiera e&#8217; a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-nVDtUywCOQI/T1OomFUbKPI/AAAAAAAAFDA/w5nJDwCGM9U/s400/247-5719405.standalone.prod_affiliate.56.JPG" alt="" /></p>
<p>In Choco non si puo&#8217; proprio andare. Per ora. <a href="http://www.elpais.com.co/elpais/judicial/noticias/paro-armado-en-choco-y-en-algunos-municipios-antioquia">Troppa guerriglia, troppo esercito, troppi rischi</a>. Soprattutto dove eravamo diretti noi. Mi sembra di rivivere l&#8217;incubo Haiti di ottobre. Valigie gia&#8217; fatte, erompe il colera. A fine aprile sono a Panama, avevo una mezza idea di sconfinare in Ecuador &#8211; da Cali, la frontiera e&#8217; a sole 7 ore di bus. Cali mi piace ma e&#8217; troppo insicura. Pensavo di stabilirmi definitivamente qui, ma ora non ne sono piu&#8217; sicuro. </p>
<p>Una cosa che qui mi lascia attonito e&#8217; il vandalismo: l&#8217;ho scritto anche in un tweet. Camminare per le strade di Cali, Cartagena, Pereira, Dosquebradas, Bogota&#8217;, insomma, camminare per le strade di qualsiasi citta&#8217; colombiana e&#8217; come giocare alla roulette russa. Buche profonde ovunque perche&#8217; senzatetto, tossicodipendenti e ladri si fregano i tombini, trasformando i pozzetti delle fogne, dell&#8217;acquedotto, delle linee telefoniche, in trappole micidiali. Qualsiasi cosa in strada e&#8217; rubabile, si ruba. Chilometri di cavi dei semafori, parapetti dei ponti, cestini della spazzatura, poi si svende tutto al mercato nero. </p>
<p>Segnalo questo <a href="http://www.eluniversal.com/opinion/120304/el-cancer-y-el-laberinto-de-la-sucesion#.T1OQeP37Zeg.facebook">editoriale</a> sulle paranoie e sui labirinti in cui si e&#8217; impelagato il Venezuela da quando Chavez e&#8217; malato. E questa <a href="http://www.theage.com.au/victoria/what-do-you-call-a-city-full-of-rabbits-melbourne-20120303-1u9zt.html">emergenza conigli</a> che toglie il sonno a Melbourne. </p>
<p>E il mio articolo sulla &#8216;Stampa&#8217; su Nitza Villapol e Petronilla, commoventi ed eroiche &#8216;pasionarie&#8217; dei fornelli</p>
<p><em>Quando i barbudos sfrattarono dall’isola Batista, con i suoi croupiers corrotti, le sue puttane mulatte e i suoi amici mafiosi, Nitza rimase e continuò a fare televisione anche se adesso i suoi nuovi direttori non ne volevano più sapere dei maiali affogati nella Coca Cola. Cercò subito di adeguarsi al nuovo corso. Strizzò l’occhio ai russi appena sbarcati a Cuba con dolci alla Tatianoff.</p>
<p>Continuò imperterrita coi suoi aspic, i suoi timballi, i suoi pesci in bellavista, tenendo conto però che adesso i cubani non trovavano quasi nulla nei negozi, che il cibo era razionato, che la carne era come i monsoni, soffiava sulle tavole solo per pochi mesi all’anno. Così, con la scusa di insegnare ai cubani una cucina meno grassa, Nitza eliminò le uova dalle fritture, dai budini di pane, cancellò dai suoi ricettari la carne, rispolverò fagioli, riso e patate; patate al forno, purea di patate alla cipolla o all’aglio o con grasso di maiale e succo d’arancia: dolci di patate con zucchero e bucce d’arancia. Anche lei, come Petronilla, diventò un’artista della cucina ‘senza’. Finchè un bel giorno la situazione precipitò; oltre all’embargo americano, smisero di arrivare finanziamenti dall’Unione Sovietica. Non solo Mosca negava sostegno economico a Castro ma pretendeva il saldo di vecchi debiti. Sull’isola fino ad allora si era vissuto con un certo decoro, la Rivoluzione non aveva ingrassato nessuno, ma quello che aveva lo distribuiva a tutti. All’improvviso, i negozi si svuotarono e i gatti scomparvero dalle strade. Il corrispondente di un quotidiano spagnolo che ebbe la malaugurata idea di scriverlo fu immmediatamente espulso da Cuba. Lo chiamarono Periodo Especial e cominciarono a circolare battute feroci del tipo “Che differenza c’è fra un frigorifero cubano e una noce di cocco?” Risposta: “Nessuna. Entrambi non contengono che acqua“. O la macabra storiella dello zoo in cui man mano che la fame aumentava si sono dovuti cambiare i cartelli: prima “Vietato dare cibo agli animali“, poi “Vietato mangiare il cibo degli animali“, infine “Vietato mangiare gli animali…”. </em></p>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/444942/">Il resto qui. </a></p>
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		<title>Diario Colombiano (140) &#8211; Vertigo da Machu Picchu</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 14:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
		<category><![CDATA[Verso Cartagena]]></category>

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		<description><![CDATA[Bono e&#8217; in Peru&#8217; Venerdì, 24 febbraio, Bono arriva a Lima in gran segreto e in piena notte, ma Twitter e&#8217; implacabile e quando non ha ancora varcato la dogana, gia&#8217; mezzo Perù ne è al corrente. Lucía Puescas @lu_escas Bono está en Lima… ¡alucina! &#8211; Paulo Sergio @serpa17Bono llegó a Lima junto a su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-jFUc9cM0y_w/T0q4YU-MtvI/AAAAAAAAFBo/5lXAN6Bc2IE/s400/450260.jpg" alt="" /></p>
<p>Bono e&#8217; in Peru&#8217; </p>
<p><em>Venerdì, 24 febbraio, Bono arriva a Lima in gran segreto e in piena notte, ma Twitter e&#8217; implacabile e quando non ha ancora varcato la dogana, gia&#8217; mezzo Perù ne è al corrente. Lucía Puescas @lu_escas Bono está en Lima… ¡alucina! <img src='http://www.lorenzocairoli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  &#8211; Paulo Sergio @serpa17Bono llegó a Lima junto a su familia: El líder de U2 arribó esta noche al aeropuerto Jorge Chávez en un avión privado &#8211; Claudia Guillen @clauditagd ¡Bono en Lima, Genial! <img src='http://www.lorenzocairoli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  &#8211; Allison Serpa @Allison_sg ¿Cómo que Bono está en Lima? ¡Me muero! La pierre del Miraflores Park Hotel di Lima viene assediata dai giornalisti nemmeno fosse la nuova fiamma di Leo Messi.</p>
<p>Le chiedono se Bono ha apprezzato la cucina peruviana e quali ristoranti della capitale visiterà. Lei è esausta, si gratta i collant visibilmente tesa, poi confida che a colazione il dio del rock ha divorato uova strapazzate con bacon, caffelatte e succo di frutta, un breakfast che di peruviano non ha proprio nulla. Altro non può aggiungere, per la sicurezza di Bono e della sua famiglia. &#8220;Ma almeno il bacon &#8211; urla frustrato un giornalista del quotidiano &#8216;El Comercio&#8217; &#8211; era autoctono o cileno?&#8217; . &#8216;Danese&#8217; &#8211; lo gela la pierre. Intanto, nelle redazioni le talpe cercano di scoprire tutti i segreti del palato di Bono. Salta fuori, grazie a una soffiata dei colleghi di &#8216;Planeta Joy&#8217; che a Buenos Aires, Bono e The Edge spiluzzicarono pesce in un locale vicino al porto di Callao e a &#8216;La Brigada&#8217; costata di manzo al sangue, un pirotecnico asado especial e dulche de leche, il tutto innaffiato da vino Malbec.<br />
</em></p>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/444144/">Il resto su &#8216;La Stampa&#8217;</a></p>
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