Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

8 January 2012

Diario Colombiano (120) – Come sara’ il 2012 per la Colombia?

A ottobre la Colombia ha cambiato sindaci e governatori. I problemi che li aspettano sono enormi. Il 2012 svelera’ ai colombiani se le loro scelte elettorali sono state le piu’ oculate. Il nuovo sindaco di Cali, Rodrigo Guerrero, dovra’ fare i conti con una contabilita’ dell’orrore degna delle narcomattanze messicane. Cali, citta’ straordinariamente seducente, capitale della salsa e della movida colombiana, viaggia a una media di 5 omicidi al giorno. Delitti passionali, regolamenti di conti, pandilla, narcotraffico, risse, vendette, rapine. Con una geodelinquenza in continua evoluzione. Un anno fa il barrio piu’ pericoloso era Potrero Grande, adesso impera Siloe. Il nuovo sindaco di Cartagena Campo Elías Terán Dix dovra’ tornare a occuparsi della citta’ e non solo dei soliti cinque o sei barrios in cui si ammassano i turisti, i residenti stranieri e il jet-set colombiano, come non faceva Judith Pinedo, sindaco uscente, bravissima a pavesare il centro, a renderlo mondano, luccicante, fiabesco, sicuro come Parco Ciani a Lugano, ma completamente sorda alle emergenze dei barrios piu’ poveri. Nella perla del turismo colombiano, la poverta’ e’ da Golfo del Bengala. Tre abitanti su dieci non hanno lavoro e solo uno su quattro puo’ permettersi due pasti al giorno. Capitolo Farc.

Il 2011 e’ stato un annus horribilis per le Forze armate Rivoluzionarie della Colombia. A novembre e’ stato ucciso Guillermo León Sáenz Vargas, alias Alfonso Cano’, ultimo leader storico delle FARC a cui e’ subentrato una figura di secondo piano come Rodrigo Londoño Echeverry, alias Timoleón Jiménez o Timochenko, un passato nella Juventud Comunista, studente di medicina in Russia e in Yugoslavia, una fama di militare tenace e spietato ma privo di carisma, un tipico quadro comunista ma non ideologo come Cano, Reyes o Tirofijo. Secondo l’analista Ancízar Marroquín l’indebolimento delle FARC e la scomparsa dei suoi leader storici potrebbe preludere a quella smobilitazione della guerriglia che quasi tutti i colombiani auspicano. Tanto piu’ che adesso al tavolo della trattativa siede un presidente come Santos che a differenza di Uribe sta dimostrando eccellenti doti di negoziatore. Santos ha saputo ricucire gli strappi con Ecuador e Venezuela. Ha messo d’accordo sindacati e imprenditori sulla spinosa questione del salario minimo. Proprio Santos, secondo Marroquín. potrebbe essere la chiave di questa svolta storica. Ma il suo ottimismo non e’ condiviso da tutti. L’analista e politologo Alfred Rangel sostiene che nulla cambiera’ e che le FARC continueranno a combattere lo Stato e a sottrarsi a qualsiasi proposta d’accordo. “Somigliano sempre piu’ a certi squali che se si fermano muoiono d’asfissia. E visto che Timoshenko non smobilitera’ nulla a Santos non resta che continuare colpire duro, nella speranza di smembrare le strutture piu’ efficienti della guerriglia”.

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