Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

12 December 2011

Diario Colombiano (104) – Tauromachia tarocca e le verita’ di Evaristo

Torno a denunciare le barbarie della corralejas – a gennaio saranno di scena a Sincelejo- l’articolo pubblicato sabato su ‘La Stampa.it’.

A marzo, in un’arena di Arjona, Bolivar, ho visto la folla infierire sui tori in modo barbaro e vile. Scagliargli contro bottiglie. Gettargli sabbia negli occhi. Tirargli la coda con sadica perfidia. E quando un toro è crollato a terra, imbracato dalle corde che lo strangolavano e che gli rendevano impossibile la fuga, la folla lo ha subito accerchiato e come nelle peggiori risse di pandilla sono volati sputi, bastonate, pietre, calci velenosi. Se una cosa così fosse avvenuta in una Plaza de Toros spagnola, il pubblico sarebbe sceso sul campo e avrebbe fatto a botte pur di difendere il toro. Nell’arena improvvisata di Arjona la gente non batteva ciglio. E pensare che nell’agosto del 2010 la Corte Costituzionale colombiana fu chiamata a decidere la sorte degli spettacoli con animali – corride, combattimenti con galli, corralejas e coleos. Non li abolì, ma ci andò molto vicina – solo sei voti a favore. Impose però delle restrizioni affinchè in questi spettacoli gli animali fossero più tutelati. Tutto però è rimasto come prima, i tori non godono di nessuna tutela e sempre più spesso i galli si fanno combattere con lamette da barba al posto degli speroni.

Sempre sulla ‘Stampa’ non vi ho segnalato il mio ultimo reportage cartagenero su Evaristo Marquez. Merita.

Dopo l’Oscar per la ‘Battaglia di Algeri’ Pontecorvo decise di girare ‘Queimada’, la storia di una rivoluzione in un’isola immaginaria dei Caraibi. In ‘Queimada’ tutto era grandioso. Dieci mesi di lavorazione in quattro continenti – dalla Colombia al Marocco, passando per le Isole Vergini, il Nord della Francia e Cinecittà- un budget faraonico, la Warner come distributore e il più grande attore del mondo, Marlon Brando, come protagonista. Pontecorvo, che in un primo tempo aveva pensato a Burt Lancaster e a Richard Burton, rimase stregato dal volto e dal magnetismo di Brando. Brando, a sua volta, vedeva Pontecorvo come un magnifico sciamano e pur di girare ‘Queimada’ rifiutò di lavorare con Lean e con George Roy Hill che lo voleva per ‘Butch Cassidy’. Mancava solo un tassello, l’attore di colore da affiancare a Brando. Incassato quasi subito il no di Sidney Poitier, Pontecorvo fece la scelta neorealistica di cercarlo in Colombia, a Cartagena, dove avrebbe girato gran parte del film, ma nessuno degli attori che provinò lo convinse. Così decise di avventurarsi nell’entroterra e in una finca alle porte di Palenque fu folgorato da Evaristo. Gli chiese di scattargli delle fotografie, Evaristo gli rispose che doveva mungere le sue vacche. Pontecorvo lo attese per più di un’ora, poi quando tornò gli scattò una ventina di foto. Provò a spiegargli che erano per ‘Queimada’, che forse avrebbe lavorato a fianco di Marlon Brando, ma di fronte allo sguardo stralunato di Evaristo, cambiò discorso. Come confidò più tardi a un giornalista del ‘New York Times’: ‘Evaristo had the correct face, the correct presence, but we had to teach him even to walk. He had no idea what we were doing’.

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