Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

16 December 2009

I binari della vergogna

Chi legge con costanza questo blog sa bene quanto mi stia a cuore la mortificante via crucis dei pendolari e quante volte abbia denunciato i vagoni sudici e infestati da parassiti, i ritardi scabrosi, le corse soppresse, la fatiscenza dei locomotori, il freddo, i disservizi. Il 22 ottobre di fronte all’arroganza e all’ipocrisia di certe dichiarazioni di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, sbottai con questo post, nel cui titolo – ‘Se tuo figlio ti chiede ‘cos’è il terzo mondo’, fallo viaggiare con te sulle Ferrovie dello Stato’ – covava tutta la mia rabbia e tutta la mia esasperazione. ‘La Stampa’ è il quotidiano che più di ogni altro mi ha affiancato in questa crociata. Oggi, anche il ‘Corsera’ dà voce al mugugno di questo esercito enorme, di centinaia di migliaia di cittadini che si sentono ignorati, emargina­ti, inascoltati dopo anni di appelli, petizio­ni e promesse che la classe politica, siste­maticamente, disattende. A che serve pavoneggiarsi per l’Alta Velocità, se poi il resto dell’Italia, più dell’80 per cento del paese, è costretto a viaggiare su treni di leggendaria inefficienza, su linee ferroviarie che in Ruanda userebbero giusto per trasportare bestiame?

Sono quelli che ogni giorno arrivano a Milano dall’Emilia, dal Piemonte, dal Vene­to o dalla Liguria, che sincronizzano la vita con l’orario ferroviario e sono passati dall’ Espresso agli Intercity-Eurocity e adesso non trovano più le fermate intermedie, i collegamenti diretti, i riferimenti sui quali potevano contare. L’Alta velocità ha scardi­nato le frequenze lasciando grandi buchi neri negli orari: adesso ci sono treni che partono troppo presto e altri troppo tardi, non c’è più il Torino-Venezia, chi viaggia da Parma e Reggio Emilia è costretto a chie­dere permessi in azienda, è sparito il colle­gamento diretto Milano-Bolzano, sulla li­nea di Ancona si accumulano colossali ri­tardi, da Genova a Macerata sono aumenta­ti i tempi (un’ora) e i costi (venti euro), chi scendeva a Codogno per raggiungere Cre­mona non trova più l’interregionale delle 15.20 e perde mezz’ora ogni giorno. Per Mantova, rassegnarsi al peggio: è più velo­ce la tratta Milano-Roma

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2 Commenti a “I binari della vergogna”

  1. [...] spunto da Lorenzo Cairoli, dal precedente Lorenzo Cairoli, e dai recentissimi articoli online sui principali quotidiani [...]

  2. Io mi chiedo veramente come si possa andare avanti con questo lerciume (in tutti i sensi) rappresentato dalle ns. ferrovie.
    dopo la mia ultima disavventura (l’ultima perla di un rosario infinito) sono arrivato al punto che ci vorrebbe una rivoluzione.
    Due settimane fa dovevo prendere il treno da Torino a Cuneo alle 21 e 35. Passavano i minuti 21e 40, 21 e 50, 22 e il treno non partiva. A un certo momento, visto che nessuno si era preso la briga di avvisare i passeggeri (come nel 99,99% dei casi) vado in testa al treno a chiedere informazioni. Mi riferiscono che hanno appena agganciato il locomotore (alle 22 per un treno che doveva partire alle 21 e 35!) e che dovevamo prendere il successivo alle 22 e 35. Giustamente e civilmente faccio le mie rimostranze al capotreno (un giovane sbarbatello che ha dimostrato di essere un incapace) e mi sento rispondere “se non le sta bene prenda l’automobile, guardi che io sono il responsabile del servizio e lei non mi deve parlare così”. Il primo impulso è stato di prendere questo deficiente calzato e vestito e di scaraventarlo fuori dal finestrino. Gli ho risposto per le rime e lui ha minacciato di chiamare la polizia. “si, si chiami pure la polizia che poi glielo faccio io un bel discorso alla polizia” e con questo ho terminato.
    Dopo questo episodio la mia rabbia è salita a milel e il mio fegato ha cambiato colore.
    Questa gente non solo dimostra di essere inefficiente ma pure arrogante e imbecille. I cittadini dovrebbero ribellarsi in massa e non acquistare più i biglietti. E’ una marcia vergogna!

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