Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

15 September 2009

Lettera aperta al popolo della blogosfera, a quelli che non ci pensano due volte a mettere sul loro blog i banner di FreeTibet o di Stop The Whales Massacre in Fær Øer, a tutti gli amici della rete, a tutti quelli che non sopportano le ingiustizie, a quelli che sognano una stampa che torni nuovamente a informare, a tutti i Francesco Costa, i Distanti Saluti, i Dottor Carlo, i Hneeta, i Killing Bambi, i Viscosplinters, i Phonkmeister, i Gravità Zero, i Paese Seia, i Tren0m15′ home, gli Emmanuel Negro, i Corner List, i Puscic, gli Addictions, gli Steff’s blocknote, …

Questo governo sta combattendo due guerre. Una in grande stile, a colpi di fango, balle mediatiche, editoriali di stampo mafioso, in cui le vittime vengono prima avvertite, poi diffamate, infine passate nel tritacarne. Una guerra che cannoneggia contro le gerarchie ecclesiatiche e la magistratura, contro l’informazione pubblica e la stampa straniera, contro il presidente della Camera e i portavoce della UE. Poi c’è un’altra guerra, l’altra guerra, quella che poveri e polizia stanno combattendo in questi giorni a Roma, una guerra che i media hanno deciso di non raccontare. Alcuni, ovviamente, perchè i loro editori sono fra i mandanti e quindi di questa guerra raccontano solo quello che fa comodo ai loro padroni (‘Il Tempo’ e il ‘Messaggero’, per capirci). Altri perchè se devono pestare i piedi a qualcuno preferiscono farlo per qualcosa che non sia uno sgombero di mille persone o un’inchiesta sul presunto racket delle estorsioni o per un pugno di disperati che urlano tutta la loro rabbia dai tetti dei Musei Capitolini. I piedi dei poteri forti non si pestano per così poco. Le guerre dei poveri agli italiani che leggono i giornali non interessano. Quando affonda un traghetto africano portando con sé trecento persone, leggiamo solo un Ansa in ‘Notizie sul Mondo’. “Abbiamo bisogno di almeno 500 morti” – dicono i giornalisti locali, perché i networks europei e americani si buttino sulla notizia. L’Africa e i poveri cristi in emergenza abitativa – e occhio, perché tra sei mesi, un anno, due anni, potresti esserci anche tu che mi stai leggendo – fanno notizia solo se succede qualcosa di clamoroso – nel caso del Regina Elena o del raid all’8 marzo, se ci scappava il morto o se si scopriva che un’occupante era un’habituè di Palazzo Grazioli. Ma in mancanza del morto o della escort-occupante, i giornali preferiscono raccontare altro. Anche in rete, per la verità, queste storie passono quasi inosservate. Se provi a proporle nei portali tipo OK Notizie hanno vita brevissima, i tumbrl ti linkano a fatica, i tuoi lettori si defilano o se ti leggono, ti leggono con l’occhio sinistro in attesa che torni a raccontare il mondo come hai sempre fatto. La rete sempre pronta a incendiarsi contro i torti planetari, a sposare le cause dei più deboli, a battersi per i diritti violati e le libertà calpestate, su tutto quello che sta accadendo a Roma in questi giorni sta mostrando un’insolita indifferenza. La rete che non ci pensa due volte a schierarsi contro i bambini soldato, i respingimenti, il DDL Alfano, al fianco dei popoli originari, di Emergency, dell’Onda verde, per la libertà del Tibet, dei grandi cetacei e delle prostitute nigeriane, sugli sgomberi romani (ma non solo romani, pochi giorni fa hanno sgomberato anche a Torino) non dà segni di sdegno. Come a dire che l’occupante in emergenza abitativa è forse un gradino sopra il clochard, il senza tetto, il barbone, ma sta sicuramente sei gradini sotto a uno studente di Teheran, a un monaco tibetano, a un contadino oppresso dell’Honduras, a un gorilla del Virunga, a un bisonte del Montana.

Ieri, alle 4 e 40 i carabinieri hanno provato a replicare lo sgombero del Regina Elena. Stavolta è toccato all’8 Marzo, una scuola della Magliana occupata nel giugno del 2007 da una sessantina di persone dopo che era rimasta abbandonata per oltre 15 anni. L’8 Marzo era nel mirino per una serie di articoli pubblicati dai quotidiani di Bonifaci e Caltagirone dove si denunciavano pizzi per dormire in occupazione, violenze, addestramenti paramilitari, e altre cazzate, rifilate ai lettori e confezionate ad arte sotto forma di reportages. Tutto il castello di accuse poggia sulla denuncia di un eritreo allontanato dall’occupazione un anno fa. “Lo abbiamo allontanato – mi spiega uno degli occupanti – perchè aveva gravi problemi con l’alcol e quando era ubriaco era pericoloso e temevamo per i nostri figli. Non lo abbiamo messo alla porta dall’oggi al domani, gli abbiamo dato tempo per trovarsi un’altra sistemazione. Quando il tempo è scaduto, è andato alla polizia e ci ha denunciati. Da un anno è il nostro incubo. Per vendicarsi, ha colpito alla testa uno di noi. Ha provato persino ad appiccare fuoco all’occupazione con tre bottiglie molotov. Lo abbiamo denunciato, ma la polizia non ha fatto indagini, neanche uno straccio di sopralluogo. Però ogni volta che viene fuori dall’occupazione a provocarci, al primo urlo che caccia, c’è già una volante davanti al cancello”.

Alle 4 e 40 di ieri i carabinieri si sono presentati all’8 Marzo con un mandato di perquisizione dell’immobile e uno di arresto per sei persone, a cui si contesta il reato di associazione a delinquere. L’impressione dei presenti è che siano venuti per replicare il Regina Elena e mettere a segno un secondo sgombero, ma davanti alla determinazione degli occupanti e dei compagni che sono prontamente corsi in loro aiuto, sono costretti a fare marcia indietro.

I carabinieri sfondano porte, traumatizzando i bambini che dormivano in attesa del loro primo giorno di scuola, identificano tutti gli occupanti e se ne vanno con cinque di loro, ai quali, checchè ne dica Alemanno, va tutta la mia solidarietà. Qui, c’è un video girato in quelle ore.

Un’ultima cosa che credo interesserà molto ai miei amici della rete. Questa campagna di criminalizzazione delle occupazioni che ‘Tempo’ e ‘Messaggero’ stanno portando avanti da mesi ha un alleato principe in Fabrizio Santori, presidente della Commissione Speciale sulla Sicurezza in Campidoglio, uno dei tanti che getta sabbia negli occhi degli italiani con la scusa della sicurezza. E perchè Roma sia più sicura, cosa pretende Santori? La chiusura del blog dell’8 Marzo. “Non ci faremo intimidire – promette Santori – da chi vuole limitare la libertà d’informazione”. E già. Santori è per la libertà d’informazione. La sua, non quella degli altri.

© Lorenzo Cairoli

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Per saperne di più:

Messaggeri di menzogne – Davide Desario, Grazia Maria Coletti e Raffaella Troili, ovvero quando i giornalisti diventano utilizzatori finali di veline

‘Il Messaggero’ è una palude di fango? E noi la bonifichiamo!

Siamo tutti sullo stesso tetto

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2 Commenti a “Lettera aperta al popolo della blogosfera, a quelli che non ci pensano due volte a mettere sul loro blog i banner di FreeTibet o di Stop The Whales Massacre in Fær Øer, a tutti gli amici della rete, a tutti quelli che non sopportano le ingiustizie, a quelli che sognano una stampa che torni nuovamente a informare, a tutti i Francesco Costa, i Distanti Saluti, i Dottor Carlo, i Hneeta, i Killing Bambi, i Viscosplinters, i Phonkmeister, i Gravità Zero, i Paese Seia, i Tren0m15′ home, gli Emmanuel Negro, i Corner List, i Puscic, gli Addictions, gli Steff’s blocknote, …”

  1. Fantastico il motto del SantoNi:
    “credo nelle idee che diventano azioni”

    saranno azioni Mediaset?

  2. [...] in debito da giorni di una risposta a Lorenzo Cairoli, che qualche giorno fa ha chiesto espressamente a me e ad altri di prendere posizione sulla questione degli sgomberi dei locali occupati dai [...]

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