C’eravamo tanto amati – Highlights da Teheran

Nelle ultime 72 ore molte cose sono accadute in Iran. Sabato è cominciato un farsesco maxiprocesso che a molti è sembrato la riesumazione mediorientale delle purghe staliniste – che la IRIB si è guardata bene dal mandare in onda perchè stavolta alle favole della propaganda non avrebbero abboccato neppure i pastori del Lorestan. Un processo nel quale si è cercato ancora di far credere che dietro agli oppositori del regime abbiano cospirato potenze straniere – l’accusa ha tirato di nuovo in ballo Israele. In verità, da tempo sulla scrivania di Khamemei c’è una relazione dell’ex ministro dell’Intelligence iraniana Mohseni Ejei che esclude coinvolgimenti di paesi stranieri nella crisi iraniana. Per questa relazione, Ahmadinejad ha rimosso dal suo incarico Mohseni Ejei. Per averla consegnata alla Guida Suprema senza prima essersi consultato con lui. Nella relazione del ministro silurato c’era anche un’inquietante paragrafo sulle detenzioni politiche, dove Mohseni Ejei informava Khamenei che l’Intelligence aveva perso il controllo delle persone arrestate dopo gli scontri post-elettorali e che ormai la pratica era passata nelle mani dell’IRCG. Bizzarro anche il discorso d’apertura del procuratore, un delirio di trenta minuti che è sembrato la fotocopia dell’editoriale di Hossein Shariatmadari su ‘Kayhan’, il quotidiano dei falchi del regime, o se preferite, il megafono del cosiddetto partito della Caserma, un delirio zeppo di menzogne e di accuse surreali ai cento intellettuali, politici e giornalisti alla sbarra, accusati di aver fomentato i disordini post-elettorali diffondendo la tesi dei brogli. Mai un processo in Iran aveva colpito così in alto. Un esempio: a parte la confessione estorta a Mohammad Ali Abtahi, collaboratore principe di Karoubi nella sua campagna elettorale ed ex vicepresidente di Khatami, tra gli imputati c’è anche Mohsen Mirdamadi che ai tempi della rivoluzione islamica dell’ayatollah Khomeini fu uno dei tre leader del movimento studentesco che irruppe nell’ambasciata americana, suscitando grande apprezzamento di Khomeini. Mirdamadi non ha mai chiesto la testa di nessuno. Il suo motto è sempre stato ‘riformare, non rovesciare’. Malgrado ciò è alla sbarra come gli altri, intimidito, minacciato, torturato e trascinato in aula nel modo più anticostituzionale possibile: privo del suo avvocato. Ieri, invece, Khamenei ha riconfermato Ahmadinejad presidente dell’Iran. Sembra dunque arrivato il momento del match-point per il duo Khamenei-Ahmadinejad, ma la situazione è più ingarbugliata di quel che sembra, l’Iran e la sua Guida Suprema si sono infilati in un cul de sac dal quale è impossibile uscire e il futuro che fino a qualche settimana fa sembrava scontato, adesso è tutto da reinventare. E non solo per chi si oppone al regime. Prima delle elezioni Khamenei ripeteva che una sconfitta di Ahmadinejad sarebbe stata la sua sconfitta. Oggi il rapporto fra i due è così deteriorato che addirittura c’è chi ipotizza uno scontro tra Khamenei e l’IRG, i pasradan per capirci, sempre più fedeli al presidente. Basterebbe vedere cosa è accaduto quando Khamenei ha ordinato ad Ahmadinejad di rimuovere il consuocero Esfandiar Rahim Mashaei dalla carica di primo vicedepresidente (in Iran, i vicepresidenti possono essere otto). Per una settimana Ahmadinejad ha ignorato l’ordine e quando finalmente si è degnato di rispondere lo ha fatto in modo inusuale: con una lettera laconica, gelida perfino, spogliata dei consueti convenevoli, che molti hanno interpretato come uno schiaffio verso la Guida Suprema.
E ieri, nella cerimonia dell’investitura, Khamenei gli ha restituito l’affronto frenando Ahmadinejad al momento dei baci come si può vedere nella sequenza di video frame in testa al post. Anzichè farsi baciare la mano come quattro anni fa, Khamenei ha dirottato le labbra del suo ex pupillo verso il mantello.
La verità è che Ahmadinejad, a differenza dei presidenti che lo hanno preceduto, non si è mai considerato strumento nelle mani della teocrazia sciita. Ahmadinejad ha sempre intepretato il suo ruolo come se l’Iran di fatto fosse una repubblica presidenziale e fin dal primo giorno ha sferrato un’implacabile crociata contro molti ayatollah, mascherandola come una lotta contro la corruzione. Se Khamenei non lo ha mai contrastato è perché lo credeva un alleato prezioso nella sua guerra personale contro l’ayatollah Rafsanjani. Adesso scopre di aver commesso un clamoroso errore di valutazione e che Ahmadinejad si allea solo con Ahmadinejad. Ma dopo le elezioni che lo stesso Khamenei ha avuto la scellerata impudenza di definire come le più trasparenti della storia della Repubblica Islamica, dopo il sermone in cui ha legittimato Ahmadinejad e scatenato la rabbia dei dimostranti, scaricare il presidente è impossibile. Il paradosso è che mentre i due sono ai ferri corti e il loro rapporto appare definitivamente compromesso, in pubblico Khamanei e Ahmadinejad fingono invece complicità ed empatia. Giovedì ricomincerà la seconda sessione del processo e domani Ahmadinejad giurerà in Parlamento. Con Teheran che si sta mobilitando per organizzargli una cerimonia di investitura ‘indimenticabile’. L’onda non molla, specie adesso. E le parole scritte da Kamin Mohammadi, spiegano perchè nonostante la repressione, nonostante Mortazavi e Mojtaba Khamenei, nonostante gli orrori dei cadaveri spogliati dai proiettili, dei desaparecidos restituiti cadaveri alle famiglie dopo settimane di criminale oblìò, dopo le torture medievali, le delazione e le confessioni estorte, nonostante i martiri e i cecchini, nonostante i gas lacrimogeni e i basiji, la gente non molla e continua la sua lotta
“The regime has ignored the people for so long, has so vociferously refused to listen to their hearts’ desires, that they are now willing to risk arrest, injury, even death, just to lighten the load that fills their hearts. They simply can’t take any more, they have spilled over. Like everyone else, the people of Iran want to walk down the street holding hands with their lover, laughing and shaking their hair in the wind. They want to have a stake in their country and a say in how it will be run. But whether inside or outside Iran, the hardships of the last 30 years, compounded by the last four years of Ahmadinejad’s rule, have made sure that we Iranians, no matter how we much we integrate and succeed and prosper, we contain such extraordinary experiences that we cannot possibly be really like you”.
P.S perchè ho tirato in ballo i pastori del Lorestan? Perché coi turchi azeri sono il bersaglio preferito dei barzellettieri iraniani, per via della loro dabbenaggine e dalla loro sprovvedutezza.
Update 14.07 In questo momento ci sono scontri nella capitale. Intanto ‘Akhbare-Rooz’ informa della morte di un dodicenne nei tafferugli scoppiati al cimitero di Behesht Zahra pochi giorni fa




Ciao Lorè, non c’entra un cavolo col post ma vari amici e ispettori vari di guide mi hanno detto che la Locanda di Pellio è da un po’ di tempo in piena involuzione culinaria. Come al solito, appena potrò la riproverò, certo è che due anni fa tu fosti profeta.
Ciauz.
Scritto da Tommaso Farina, il 4 August, 2009 at 18:13