Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

22 July 2009

Grandi, medi e piccoli ayatollah – I falchi e le colombe della teocrazia sciita

Sabato, azzardando un’interpretazione del sermone dell’Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, scrissi ‘il sermone ha reso pubblico quello che già si intuiva da settimane e cioè che all’interno del clero sciita non esiste quell’unione sbandierata dal regime bensì una lacerazione profonda destinata ad allargarsi ogni giorno di più’. Vogliamo approfondire e capire esattamente come è schierato il clero sciita cominciando dai grandi ayatollah?
Solo pochi dei più importanti Āyatollāh vengono riconosciuti come Grandi Āyatollāh (Āyatollāh al-ʿuzmā, “grande segno di Allah” o “grande segno di Dio”), o marja’ al-taqlīd (“fonte di emulazione”). Solitamente ciò avviene quando i seguaci di un Āyatollāh fanno riferimento a lui in moltissimi casi e quindi gli chiedono di pubblicare un testo giuridico-religioso che possa fungere da codice di comportamento per i casi più comuni della vita di un musulmano. Dei 29 Grandi Āyatollāh quasi tutti vivono in Iran, nella città Santa di Qom e quasi tutti sono a favore della protesta.

Abdolkarim Mousavi Ardabili, per esempio, ha contestato l’uso della forza per sedare le manifestazioni e ha ribadito la sovranità del popolo e delle sue decisioni. Ardabili è stato uno dei più fidati collaboratori di Khomeini, era il responsabile del suo apparato giudiziaro e ha fondato la Mofid University.
A favore della protesta anche Bajat- Zanjani che come Montazeri ha emesso una fatwa (il 12 luglio) contro l’irregolarità delle elezioni. Il 6 luglio ha affermato ‘che ogni persona sana di mente avrebbe avuto da ridire sulle ultime elezioni’. Bayat-Zajani ex rettore dell’Università di Teheran ha un suo sito in farsi dal quale ha lanciato pesanti strali contro la censura del regime, gli arresti a tappeto che hanno decimato le redazioni dei quotidiani e la contestazione studentesca e soprattutto contro il martirio di innocenti spacciati per cospiratori. Lotfollah Safi Golpayegani, un altro grande ayatollah a favore della protesta, ha sparato a zero contro le elezioni definendole ‘du grand mensonge’, una colossale bugia. Di Montazeri e delle sue fatwe ho già scritto. E’ stato lui, inoltre, a proclamare tre giorni di lutto per l’assassinio di Neda. Sempre a favore della protesta anche Saanei e Taheri. “Everyone in the past days witnessed the attacks… that maimed, murdered, and caged any number of children” – ha scritto pochi giorni fa Saanei sul suo sito. Saanei ha sempre espresso tutta la sua solidarietà alle vittime anche quando il regime giocava la carta della cospirazione straniera e presentava i rivoltosi all’Iran come una minoranza finanziata da inglesi, israeliani e americani. Taheri invece ha liquidato la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad come ‘illegittima e tirannica’. Dopo aver denunciato nel 2002 la dilagante corruzione nel governo, Taheri si è dimesso e ora è costretto a vivere come Montazeri in stato di arresti domiciliari.

Dei grandi ayatollah, l’unico schierato davvero contro la protesta è la Guida Suprema Khamenei, peraltro grande ayatollah solo per meriti politici. Altri, come Ali Sistani Hussein e Nasser Makarem Shirazi hanno preferito non schierarsi nè con Khamenei nè con tutti gli altri grandi ayatollah. Sistani da sempre evita accuratamente di impelagarsi nelle questioni politiche e anche stavolta non ha fatto eccezioni. Non ha commentato le elezioni, però si è rifiutato di incontrare Mahmoud Ahmadinejad dopo la sua rielezione.

Passiamo agli ayatollah. A favore della protesta, l’Ayatollah Haj Shaykh Ebrahimi Amini, l’Ayatollah Hadi Ghaffari, l’Ayatollah Hashemzade Harisi,
l’Ayatollah Kharazi, l’Ayatollah Reza Ostadi, l’Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjanj, l’Ayatollah Jafar Sobhani, l’Ayatollah Sayyed Hossein Mousavi Tabrizi . Kharazi sul suo sito – ci avete fatto caso quanto in questa delicata pagina di storia dell’Iran moderno il ruolo della rete sia stato così determinante? I twitter dell’onda, che hanno fatto gridare subito alla ‘twitter revolution’, Mousavi che ha fatto diventare Facebook il suo ufficio stampa, i siti degli ayatollah attraverso i quali si lanciano fatwe? – ha scritto che Khamenei è responsabile degli spargimenti di sangue che hanno arrossato le strade della capitale. Amini ha rimarcato i brogli elettorali. Ostadi è stato invece protagonista di una protesta clamorosa. Il 10 luglio, dopo aver attaccato pesantemente nel suo sermone il governo Ahmadinejad, si è dimesso come responsabile delle preghiere del venerdì nella Città santa di Qom. Tabrizi ha attaccato il governo per la spietatezza della sua repressione. Di Rafsanjani ho già scritto.

Ayatollah, per così dire neutrali: Haeri- Shirazi e Abdollah Javadi Amoli. Quest’ultimo ha ribadito che l’unica via percorribile per far chiarezza sulle controversie elettorali è l’iter legale suggerito dal governo e ha sposato la tesi della cospirazione, considerando i rivoltosi marionette manovrate da stranieri.

Apertamente contro le proteste tutti gli ayatollah che formano il famigerato partito della Caserma: Ahmad Jannati, Mohammad Reza Mahdavi Kani, Mohammad Emami-Kashan, Seyyed Ahmad Khatami Mahmoud Hashemi-Shahroudi, Mohammad Taqi Mesbah Yazdi. Quest’ultimo è stato il più duro di tutti giacchè è il mentore spirituale del presidente Ahmadinejad. “Anybody resisting against the ruling system will be broken” ha dichiarato il 20 luglio alla AP. Ma dal mentore della scimmia che vi aspettavate?

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