Teheran – L’orrore, la rivincita di Twitter e quella pasradan di Anna Maria Cossiga
Sia come sia, ci ricorderemo di questi giorni di rabbia e di sangue a Teheran anche grazie al preziosissimo contributo di Twitter. Mai il micro-blogging era stato così protagonista in un evento di questa importanza. Lo abbiamo spesso criticato definendolo un incentivo al cazzeggio petulante, un accessorio per colletti bianchi annoiati, per esibizionisti a corto d’idee, un delirio di autoreferenzialità, micidiale e invasivo. In Iran, invece, Twitter ha tirato fuori le unghie, dando il meglio di sè. In un paese oscurato da una censura feroce, Twitter si è subito imposto come lo strumento migliore per comunicare liberamente e informare in tempo reale. Lo ha usato Moussavi per informare i suoi sostenitori o per dialogare con Karroubi. Lo hanno usato tutti quei bloggers che volevano denunciare la violenza delle repressioni. Sulle vittime di lunedi uccise nell’assedio alla caserma dei miliziani, è giallo. I miliziani hanno sparato sulla folla prima o dopo essere stati provocati? Questo video dimostrerebbe che la folla ha reagito dopo le raffiche di AK47 sparate dai basijis.
Questa, invece, è la manifestazione di protesta di ieri del personale del Rasool Akram Hospital di Teheran dopo la repressione di lunedi. Su uno dei cartelli, si inneggia agli otto martiri caduti negli scontri
Come scrivevo ieri, la protesta si allarga a macchia d’olio. E dopo Teheran e Isfahan, è la volta di Shiraz
Infine, una sacrosanta polemica. C’è un free-press romano che spesso ho citato, Epolis, che oggi ha affiancato alla cronaca degli eventi di Teheran la delirante opinione di una certa Anna Maria Cossiga, che il giornale presenta come antropologa e che poi scopro essere la figlia dell’ancor più delirante Francesco Alzheimer Cossiga. L’opinionista-antropologa in base a un sondaggio apparso su un articolo del ‘Washington Post’ che dava tre settimane prima delle elezioni Ahamadinejad in vantaggio, arriva alla conclusione che le elezioni iraniane sono state regolari. “All’Occidente non piace certo pensarlo, ma forse, molto semplicemente, la maggioranza degli iraniani ha voluto davvero il ritorno di Ahmadinejad”. Tesi che ad oggi condividono solo tre persone in tutto il pianeta: lei, Khamanei e Ahmadinejad. Alla Cossiga consiglio di cuore di leggersi ‘Neither Free Nor Fair, Elections in the Islamic Republic of Iran’ di F. Peykan, oltre al dossier di ‘Human Rights’, e all’analisi dell’ottimo Mehdi Khalaji che proprio sul ‘Washington Post’ parla, senza mezzi termini, di colpo di stato. La prossima volta che qualche maldestro direttore di free press sarà così scellerato da permettere alla Cossiga di commentare un’elezione – fossero anche solo quelle delle isole Fær Øer – abbia almeno il buon senso di spiegarle come si vota da quelle parti e abbia la cortezza di tenerla lontana dalla tivù. Perché i Cossiga – evidentemente è genetico, è nel loro DNA - appena vedono il sangue dei dimostranti arrossare l’asfalto, i manganelli dei poliziotti e dei miliziani infierire sugli uomini e sulle donne, appena sentono il suono delle sirene sovrastare le urla dei dimostranti, plaudono alla legalità e alla regolarità.



guarda che non è l’unica a pensare che realmente Ahmadinejad abbia vinto
http://blogamerica2008.blogspot.com/2009/06/una-tesi-controcorrente.html
Scritto da kino, il 17 June, 2009 at 22:35