Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

29 June 2009

Scuola di giornalismo: come ridicolizzare la tragedia di un popolo

Oggi ‘Il Corriere della Sera.it’ ha toccato il fondo. Ha sbattuto in homepage la foto di una ragazza iraniana che sbarra la strada al Suv di Mahmud Ahmadinejad. E non finisce qui: la ragazza irride il presidente col dito medio alzato, che come tutti sanno è la forma di dileggio più diffusa nella società islamica, soprattutto tra le donne islamiche riformiste. La foto era corredata da un pezzo che andrebbe fatto leggere in tutte le scuole di giornalismo come esempio di informazione oscena, di sciacallaggio a mezzo stampa, di vampirismo mediatico in cui non si riesce a capire dove cominci il cinismo e dove finisca l’idiozia. ‘Autentica o no, questa foto ha tutti i requisti per essere un’immagine simbolo dell’Iran di oggi’ – si leggeva sul Corsera.it – poi il pezzo è stato ritoccato, la foto è stata sostituita con una foto identica ma senza il dito alzato, si è ammesso il fotomontaggio, ma la foto ha continuato ‘ad avere i requisiti di simbolo per l’Iran di oggi’ e l’autore, non contento, si è lanciato in un demenziale paragone con la foto dello sconosciuto ‘Tank Man’ che bloccò quattro carrarmati a Piazza Tiananmen.

Caro pirla del Corsera che ti sei abbassato a tanto – ma ne sarai consapevole? – e caro pirla del tuo caporedattore che ti ha mandato in homepage, ecco quattro punti su cui vi invito a riflettere.
Punto primo: che fosse un fotomontaggio lo avrebbe capito anche Stevie Wonder. Punto secondo: la foto di Ahmadinejad sul Suv risaliva al suo tour elettorale, quindi nessuna affinità con la ‘Green Revolution’, le proteste per i brogli, la guerriglia nelle strade di Teheran. Punto terzo: se quel dito fosse stato veramente alzato, il Suv avrebbe tirato dritto, ma così dritto, che per fare l’autopsia al corpo della ragazza ci sarebbe voluta la consulenza della Ravensburger. Punto quarto: il cinese di Piazza Tiananmen non era un fotomontaggio, era vero. E la crisi iraniana non è un wargame, ma figli che scompaiono nel nulla, fratelli torturati dai miliziani, fidanzati segregati a Evin, sorelle martirizzate dal proiettile di un cecchino. Quando ci si accosta a una tragedia come questa, non si lascia carta bianca a un paria della redazione che fino a un’ora prima dragava internet cercando le foto del cane più brutto del mondo. Poco fa il twitter Change of Iran ha raccontato il suo arresto. Sapete perché è finito in mano ai basijis? Perché quando a Teheran si è scatenato l’inferno usava internet per informare la sua gente. Per questo, ha pagato col carcere. Voi che dovreste essere professionisti dell’informazione, navigate la rete a caccia di fotomontaggi da sdoganare poi come notizie sensazionali. E magari, vi divertite.

© Lorenzo Cairoli

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13 Commenti a “Scuola di giornalismo: come ridicolizzare la tragedia di un popolo”

  1. Il senso di internet: tutto ed il contrario di tutto.
    Mi ricordo un libro: come leggere un quotidiano e, alle medie, negli anni ’70, lo sviluppo del senso critico leggendo la stessa notizia su diversi giornali. Quando ancora si scrivevano i giornali…
    Oggi si legge sul sito di repubblica ad esempio, modellino in gesso (?) di un feto di 12 mesi (12??????)
    E tutto quello che una volta era patrimonio della carta stampata prima, e della tv poi, si sposta sulla rete.
    E’ vero perchè l’ho visto su internet…

  2. PS hanno corretto i mesi in settimane, ma il refuso del gesso è rimasto

  3. Sai che me lo ricordo quel libro? era un Laterza, ‘Come leggere i giornali’, me lo consigliò la mia prof di filosofia.

    Ho visto Repubblica: ne parlano anche qui
    http://www.ilpadano.com/padano_test.php?newsID=1883

    Le asinate le fanno perchè prendono dalle agenzie e pubblicano senza controllare. E perchè nelle redazioni on-line mettono sempre le ultime ruote del carro. Ciao.

  4. Condivido la tua indignazione; il tuo blog è un incontro fortunato. Buona continuazione.

  5. [...] Scuola di giornalismo: come ridicolizzare la tragedia di un popolo Sul Corriere e sulla sua avventata caccia alla foto-simbolo [...]

  6. Mah, che coglioni.

  7. complimenti per il tuo lavoro di informazione!
    g

  8. Grazie Giro, felice di rileggerti.

  9. Amico mio, il futuro del giornalismo è questo purtroppo. Gli editori – per esigenze economiche e politiche – licenziano i veri reporter e si contornano solo di giovani web-giornalisti ignoranti e impreparati, ma facilmente manipolabili. Ecco i risultati.

  10. grazie di tutto quello che scrive mi è piaciuto tanto il cmmento su ahmadi nejad e la ragazza — noi persiani cerchiamo solo di sensibilizzare un po l’opinione publica su persia e problemi che ci sono e veramente non è facile con tutte le notizie contrafatte che girano in mondo europeo ci hanno cacciati dal nostro paese perche magari parlavamo troppo o solo perche le ragazze volevano essere unpo piu come si dice alla moda l’europa del medio oriente stato rovinato non sappiamo come tornare di nuovo alla vita civile che avevamo.la storia di ogni persiana diversa ma uguale e ora sei in prigione anche se solo dici allaho akbar (Dio è grande)

  11. Grazie di tutto quello che scrive mi è piaciuto tanto il cmmento su ahmadi nejad e la ragazza — noi persiani cerchiamo solo di sensibilizzare un po l’opinione publica su persia e problemi che ci sono e veramente non è facile con tutte le notizie contrafatte che girano in mondo europeo ci hanno cacciati dal nostro paese perche magari parlavamo troppo o solo perche le ragazze volevano essere unpo piu come si dice alla moda l’europa del medio oriente stato rovinato non sappiamo come tornare di nuovo alla vita civile che avevamo.la storia di ogni persiana diversa ma uguale e ora sei in prigione anche se solo dici allaho akbar (Dio è grande)

  12. Grazie Minou. Spero un giorno di poter scrivere solo belle cose sul tuo paese. E di poter raccontare finalmente quella vita civile che avevate.

  13. [...] SIMBOLO – Per quanto riguarda gli esteri, invece, la cretinata più grossa l’ha fatta il Corriere, che il 28 giugno ha pubblicato la foto di una donna iraniana, ferma di fronte a una vettura con a [...]

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