Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

26 June 2009

Palloncini verdi e fatwa per le antenne paraboliche – Anche oggi, maratona numero 7 da Teheran

Cose successe ieri in Iran e nella notte. Dopo il sangue a Baharestan Square, non ci sono stati scontri. Sono cominciati invece i pellegrinaggi intorno alla tomba di Neda ma agenti in borghese e miliziani arrestano tutti coloro che indossano qualcosa di verde – anche solo un nastrino – e che si trattengono a pregare sulla sua tomba. Il regime accusa gli americani e la Cia di essere i mandanti dell’omicidio di Neda e Ghadiri, l’ambasciatore iraniano in America, ha raccontato alla CNN una delirante versione dei fatti che sembra plagiata da una spy-story di Ian Fleming. Per fortuna la BBC ha raccolto la testimonianza del medico che ha soccorso Neda che ha raccontato di aver visto il cecchino catturato dalla folla. Gli hanno preso i documenti, ma poi, non sapendo che fare di lui, lo hanno lasciato andare. Il cecchino è scomparso, ma ora i dimostranti conoscono la sua identità. Nel mondo dei twitters per un ‘Change of Iran’ che riappare – lo avevano catturato e torturato i basijis, ma ora, a quanto dice, sta meglio e presto rientrerà a Teheran – manca all’appello Persiankiwi, il riferimento più prezioso dopo Fershteh Ghazi (Iranbaan). Nel suo terz’ultimo twitt informava della cattura di un blogger del suo giro. Inevitabilmente, lo avrebbero costretto a parlare, a fare delazioni. L’ipotesi che ora sia in mano ai basijis, purtroppo, è la più probabile. Non è più rumor, una voce incontrollata, ma una notizia verificata che nelle file dei miliziani ci siano hezbollah libanesi venuti a dare il loro contributo nell’opera di ‘bonifica’, così come a capo della repressione ci sia Saaed Mortazavi. La polizia intanto continua nella sua ‘satellite dish collection’: chi possiede un’antenna parabolica ha mezz’ora di tempo per rimuoverla e consegnarla alle autorità, altrimenti viene arrestato e portato in carcere. Poco fa, la Ghazi confermava la macabra prassi degli obitori: salme restituite alle famiglie in cambio di denaro. Le richieste variano dai cinquemila ai quattordicimila dollari. E negli ospedali, i medici vengono costretti a scrivere sui referti che i martiri macellati in strada o torturati a morte dai basijis sono invece deceduti in sala operatoria. Nelle moschee, infine, si continua a negare commemorazioni e funerali alle vittime degli scontri. Una vergogna per tutto il mondo islamico

L’invito a sostenere il blog continua. Aiutate questo blog a informare e a proseguire le dirette da Teheran. Aiutatelo, così. Grazie.

14.57 At 1pm today, Tehran’s sky turned green. Those who had green baloons sent them in the air.

15.04

15.43 Ciao Lorenzo,

ti seguo da mesi, e assiduamente in questi giorni, voglio
ringraziarti, e mandarti una briciola di supporto,
Ti allego cio’ che mi ha scritto un’amica iraniana, dopo che gli ho
inviato alcuni link del tuo blog:

grazie arno! ho visto il primo e mi son fatta tradurre il filmato del regista Makhmalbaf da mia madre che mi ha spiegato in seguito la situazione completa. e lì mi son fermata, perchè praticamente ho ricevuto una lezione completa di storia da komehini fino alle elezioni ’09! ho scoperto che mia madre è veramente ferrata dell argomento “iran” e non capisco com’è che mi sorprendo… è stata, mi ha quasi esaurita… te ne dico una breve che sicuramente non sai: mentre l’italia ha come forze dell’ ordine la polizia, i carabinieri e l’esercito e poco più, l’iran ha ben 55 organi di controllo (si possono tranquillamente chiamare così) pasdaharan, quei basijis e pure uno di sole donne tutte bardate e nere che rompono il cazzo ad altre donne se queste non si vestono come conservatrici! m’immagino così la fine di tutte le zitelle iraniane…secondo me questo è il periodo più luminoso della storia, l’informazione ha raggiunto quasi tutti, e quando raggiungerà Tutti ci sarà il click.

Ancora i miei complimenti per l’alta qualità di tutti i tuoi post,
Arno

15.47 Negli ultimi due giorni sono stati arrestati almeno quaranta giornalisti. Non a caso, il soprannome di Mortazavi è ‘butcher of the press’

15.53 G. Zarifian, deputy science minister in Khatami’s cabinet is still under arrest

16.08

17.27 “Non esce alcuna notizia, hanno messo la sordina al grido di dolore della gente bastonata e uccisa. Telefonare è sempre più difficile, sempre meno persone hanno voglia di rispondere. Escono sporadici filmati di macelleria stradale, tremolanti scatti fotografici rubati da passerelle del metrò e miriadi di «twit» dall’instancabile telegrafo digitale di Twitter. Ma ci si può fidare di Twitter?” si chiede sconcertato Claudio Gallo su ‘La Stampa’ e Jason Rezaian rilancia su ‘Tehran Bureau’ sollevando altre questioni e mettendo grosse pulci nell’orecchio del lettore: ‘No one is calling the tragedy of Neda, the young woman gunned down in a protest last week, a hoax; but the story of yesterday’s “Baharestan Massacre,” in which people were reportedly “shot like animals,” and axed to death in the street, seems questionable. Although few will admit it, it’s well known among Iranians that we are prone to hyperbole and rumor, and those who want to have their say from Tehran must consider this carefully moving forward. The future of their struggle, as it is perceived in the eyes of the rest of the world, depends on it. At the first whiff that a developing story might be fabricated, traditional media outlets covering Iran will put the story on the shelf. There is already a sense of fatigue and frustration, as it’s become such a difficult story to report, and yet Iran has also become somewhat of a juggernaut, recapturing the world’s imagination in much the way it did thirty years ago’. Hanno ragione entrambi a predicare circospezione, a diffidare, a triplicare il piombo sui piedi. Ma in mezzo allo spam dell’intelligence e alla mitomania dilagante, c’è ancora verità. Con margini d’errore ampi, certo, ma c’è ancora verità. Come in tutte le cose anche qui occorre un metodo e un ago della bussola. Il mio ago della bussola è la Ghazi. Ho sperimentato che da lei il margine d’errore e meno ampio che dagli altri. Ho sperimentato la qualità delle sue informazioni: anche a lei può capitare di prendere abbagli, di cadere nella trappola di Moussavi arrestato, ma è sempre la prima a dare la notizia, è la fonte più attendibile sugli arresti – è un’attivista di Human Rights – sa in che sezioni di Evin sono detenuti i prigionieri, conosce la situazione a Teheran e nel resto del paese, è un riferimento per tutta la dissidenza.

17.46 Da verificare anche la verditudine del cielo di Teheran all’una di oggi pomeriggio. Per adesso, l’unica foto che circola in rete è quella del palloncino con la foto di Moussavi. Andrew Sullivan sul suo blog ne ha una più bella. Poi leggi la didascalia e scopri che è del 9 giugno.

19.11 Roger Cohen in video: Io testimone a Teheran

19.18

aggiungi un commento

2 Commenti a “Palloncini verdi e fatwa per le antenne paraboliche – Anche oggi, maratona numero 7 da Teheran”

  1. [...] chi non se ne dimentica: Lorenzo Cairoli, anche oggi giornata di palloncini in cielo, sta facendo l’ennesima diretta quotidiana, facendo quello in cui è più bravo, ovvero raccogliere tutte le informazioni possibili, dagli [...]

  2. [...] tutti gli altri c’è l’ennesima (purtroppo) diretta sui fatti Teheran scritta da Lorenzo Cairoli. Siccome un lavoro del genere costa tempo e fatica, e [...]

Lascia un commento