I primi ad andare in crociera sono gli imprenditori abruzzesi

Da Vespa, Berlusconi si è pavoneggiato dei suoi successi in Abruzzo. Ha elogiato la qualità dei pasti serviti nelle tendopoli,
ha riferito dei condizionatori distribuiti a pioggia – peccato abbia omesso che prima di distribuirli, nelle tende si sia crepato dal caldo in modo disumano – ha di nuovo esaltato l’opera dei vigili del fuoco che il suo governo ha ripagato con false promesse e mortificazioni. Poi, la ciliegina sulla torta, snocciolata dal premier col suo famigerato sorriso da caimano. Il calcestruzzo con il quale si ricostruiranno le case distrutte dal sisma sarà prodotto da un’azienda abruzzese. Nel suo sproloquio, Berlusconi dà a intendere che la ricostruzione dell’Aquila creerà lavoro e reddito per molte aziende della regione. Peccato che tra realtà del premier e la realtà ci siano sempre seicento gradi di separazione.
L’AQUILA. Ore 15 di venerdì scorso: un commissario della Protezione Civile apre all’Aquila le buste del primo appalto della ricostruzione. In ballo ci sono 15 milioni di euro. L’offerta economica più vantaggiosa è di un’impresa abruzzese, ma vince una ditta del Nord. Il giorno dopo, sabato, viene assegnato il secondo appalto da 13 milioni. L’offerta economica migliore per lo Stato è abruzzese. Ma per la seconda volta, in appena 24 ore, vince ancora un’impresa del Nord. Gli abruzzesi sono fuori gara.


