Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

3 May 2009

“Però è un comunista!” – Joris Ivens ed Enrico Mattei

Stasera su Rai1, la più berlusconiana delle quattro reti del Cavalier Lolita, andrà in onda la fiction di Giorgio Capitani su ‘Enrico Mattei ‘ con Ghini, la Belvedere e la rediviva Sidney Rome nei panni di Clare Booth Luce, ambasciatrice americana a Roma negli anni 50, nonché artefice (lo sapevate?) del Piano Marshall. Non avendo la tivù, non la vedrò, ma se anche l’avessi avuta, col ricordo ancora vivo che serbo de ‘Il caso Mattei’ di Francesco Rosi avrei trascorso sicuramente la serata lontano dal televisore. Una fiction su Mattei girata da Capitani e interpretata da Ghini sta al film di Rosi e Volontè come un dado Maggi a un brodo di cappone. Casualmente, in questi giorni ho terminato di leggere un libro straordinariamente interessante: ‘Joris Ivens – A wind’s tale (Una storia di vento)’ a cura di Gaetano Capizzi, Marina Ganzerli e Alessandro Giorgio. A pagina 104 c’è questo questo bel ricordo del regista Paolo Taviani di Joris Ivens e di Enrico Mattei:

Alla fine degli anni Cinquanta Valentino Orsini, mio fratello Vittorio ed io, lavoravamo per una società di produzione, la PROA, che faceva documentari sociali e d’arte. il cui direttore era Valli, amico di Enrico Mattei. Un giorno il presidente dell’ENI gli disse che avrebbe voluto fare un film sul proprio gruppo industriale e gli chiese chi fosse il più bravo documentarista del mondo. Valli venne a domandarlo a noi. Rispondemmo che prima era stato Flaherty, morto da un anno o due, adesso Ivens veniva considerato il migliore, però era un comunista. Nei cineclub, noi avevamo studiato, amato questo regista olandese , ma ci trovavamo all’epoca della guerra fredda e il termine ‘comunista’ era un marchio inaccettabile, se il film dell’ENI doveva essere trasmesso in televisione. Lì non potevano lavorare i comunisti. Dopo questa conversazione, Valli andò da Mattei e sottovoce disse: “…Ivens…comunista..”. E Mattei: “E’ il più bravo del mondo? Bene, non m’importa, chiamate pure il comunista a fare il documentario dell’ENI”. Così arrivò Ivens. S’innamorarono l’uno dell’altro. Mattei portò Ivens con il suo aereo personale da Gela a Venezia, proprio dove soffiano il vetro. Joris chiese a un operaio di creare un cane a sei zampe per regalarlo a Mattei che ne rimase veramente commosso. Il loro era il rapporto tra due grandi: Mattei gli diede carta bianca e Ivens cominciò il lavoro lunghissimo di preparazione del film

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3 Commenti a ““Però è un comunista!” – Joris Ivens ed Enrico Mattei”

  1. Ne ho visto solo un frammento ma concordo con te. Rosi e Volontè non sono minimamente paragonabili a questi telepolpettoni.

  2. Ciao Lameduck, pensa che conosco sia Ghini che Capitani. Capitani era un signore, era per come lo ricordo, con un bel impermeabile di marca, una casa a Parigi e l’intima convinzione di essere il ‘Blake Edwards italiano’. Ghini l’ho conosciuto giovanissimo: insieme a Fabrizio Bentivoglio girava l’Italia nella compagnia di Mario Scaccia. Mi è sempre stato simpatico: come lo vedi al cinema è nella vita, piacione, tranquillo, sereno. E’ anche un buon attore, ma qui hanno fatto la solita fiction anodina, Capitani non era l’uomo giusto per girarla e il confronto con il ‘Caso Mattei’ pesa come un macigno. Però, poteva andare peggio. Pensa se chiamavano Marcorè. Grazie per i complimenti.

  3. Ma io invece mi domando e chiedo indignato come mai nessuno abbia ancora pensato ad una ficxscion agiografica sul Banana, possibilmente con un ritorno sullo schermo dell’indimenticato Alvaro Vitali nel ruolo di protagonista, che c’avrebbe pure le physique du rôle e un palmarés di tette e sederi di ben altro calibro artistico rispetto a certe ninfette di terz’ordine frequentate dal homo arcoriensis…
    E naturalmente con la partecipazione straordinaria della beata ex-vergine del divin fondoschiena, madonna Edwige, sempre sia lodata e ammirata, amen.

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