Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

25 May 2009

E se fosse proprio Porcellino Gurgh la nemesi del Cavaliere?

Nel bunker della cancelleria i fedelissimi del premier cercano di rintuzzare l’offensiva di ‘Repubblica’. Era opinione diffusa che il Naomigate si sarebbe sgonfiato da solo, che anche stavolta il drago l’avrebbe fatta franca e che le dieci domande rilanciate da ‘Repubblica’ tutti giorni e con commovente ostinazione in un paio di settimane sarebbero cadute nell’oblìo. Per nostra fortuna, ‘Repubblica’ ha ancora sul suo libro paga dei giornalisti veri, due di questi, Conchita Sannino e Giuseppe D’Avanzo, mentre il nemico li dileggiava e li accusava di fomentare invidia e odio, hanno continuato a fare il loro lavoro, a domandare, a indagare nel limo fetido del Noemigate, a scavare nel passato dei marziani di Portici, i coniugi Letizia. Nel frattempo ‘Repubblica’ teneva sempre alta la guardia intorno allo scandalo e coinvolgeva nella sua solitaria crociata la stampa internazionale. Ieri, la svolta. D’Avanzo e la Sannino sono da tempo sulle tracce dell’ex fidanzato di Noemi, Gino Flaminio. Sanno che lavora in una fabbrica di Napoli, lo rintracciano, vincono la sua reticenza e lo intervistano. La sua intervista è un colpo durissimo che mette alle corde Berlusconi. Perché dice più in un quarto d’ora questo ragazzo del popolo che non il populista Berlusconi in due ore di monologhi da Vespa e a France2. E dimostra che Silvio Berlusconi ha mentito all’opinione pubblica in ogni passaggio delle sue interviste. Provate a mettere a confronto la verità dei due. Da una parte il funambolo Berlusconi che ogni volta che apre bocca butta sulla corda del plausibile verità clamorosamente vacillanti – come l’ariostesco volo a Casoria per discutere dei destini politici della Campania col messo comunale Elio Letizia, facendo passare il padre di Noemi per una versione pallonara e sudista di Chance il giardiniere. Dall’altra Porcellino Gurgh, come Mario Giordano ha ribattezzato Gino Flaminio, con quella perfidia che ha l’intellettuale (?) a corto d’argomenti, che non vacilla mai per tutto il suo racconto che di certo gli ha lasciato dentro fior di cicatrici – facilissimo immedesimarsi in lui e immaginare il suo trauma nel vedere prima Papi infiltrarsi nella sua vita come il paterno pigmalione della sua alicella, poi come il Don Rodrigo che stordisce Noemi, se la porta in Sardegna, ne fa una bambolina da harem e gliela restituisce diversa, velinata e decisa a dargli il benservito. In quindici minuti, Gino racconta con civile compostezza: mai una parola di rabbia, mai un giudizio pesante, mai un commento tagliente, perchè ero un fan di Noemi e continuerò ad esserlo nonostante quello che è successo. Solo un velo d’amarezza che il suo sguardo non riesce a celare quando racconta l’epilogo della loro storia. “Mi sentivo, riflette Gino, il macellaio giù all’angolo che si era fidanzato con Britney Spears. Come potevo pensare di farcela?”. Vero, ci saremmo sentiti tutti come lui se un simile tsunami si fosse abbattuto sulla nostra vita privata. Però adesso lo tsunami lo ha provocato lui, Porcellino Gurgh. Dopo la sua intervista a ‘Repubblica’ tutti vogliono parlare. Persino l’omertoso Elio Chance Letizia, che di colpo rammenta come ha conosciuto il premier dopo avercelo nascosto per settimane con surreale reticenza. Anche il premier scalpita: “Mi accusano di aver mentito? Allora, reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me”. Spiegarci esattamente? Dopo averci rifilato un numero impressionante di balle nei suoi monologhi da Vespa, da Napolitano, con gli emissari della Santa Sede, col servile intervistatore di France2, che altro deve spiegarci? Berlusconi deve smetterla di spiegarci esattamente cosa ha concertato con Ghedini e con la sua squadra di maldestri sceneggiatori. Ci dica la verità. E la smetta di continuare a prendere per il culo gli italiani. In Abruzzo, è già più impopolare dello sciame sismico. Ieri a San Siro nonostante fosse il Maldini-Day lo hanno contestato sonoramente, e stavolta la sinistra non c’entra niente. Gli italiani all’estero lo odiano: da Carla Bruni agli italiani di Finlandia, è una gara a chi si dissocia per primo da lui. Persino ‘Famiglia Cristiana’ oggi gli ha ricordato che l’immunità morale non esiste. “Se il Papi della Patria, ha scritto nel suo editoriale Concita De Gregorio, deve fare i conti con la curva di San Siro e coi parroci comincia ad essere un problema. Certo, in un Paese normale sarebbero state sufficienti a chiamarlo a rispondere la voce dell’opposizione e dei giornali liberi. Ma siamo in Italia, che volete: il vero pericolo sono la moglie, i tifosi e il prete dal pulpito”.

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6 Commenti a “E se fosse proprio Porcellino Gurgh la nemesi del Cavaliere?”

  1. vangelo! ^_^

  2. Come puoi intuire, non sono d’accordo. In ogni caso scrivi sempre che è un piacere!

  3. Mario Giordano non ha ribattezzato nessuno in nessun modo. Bastava leggere Repubblica, che pubblicava pure con estrema delicatezza le lettere che i due si sono mandati, per vedere che era il nomignolo che la ragazza aveva dato a lui.

  4. Eh già. Anch’io lo penso da giorni, quello che hai scritto. I voti si perdono nello stesso modo in cui si sono conquistati: tifosi, parroci, famiglia, veline.

  5. Per Jack:

    Le lettere le ho lette anch’io. Solo che in tutti i giornali e in tutti gli editoriali Gino Flaminio è Gino Flaminio. In quello di Giordano compare invece come Porcellino Gurgh. L’inclinazione per i soprannomi di Giordano – Dariospia, il trattorista, il diabolico commediante, ecc. – è nota e famigerata. Quasi come il suo non giornalismo.

  6. Quanta terribile verità nella frase finale !

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