Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

7 April 2009

Se usi la parola ‘mostro’ ti pignoro anche il filo interdentale

Conoscevo un produttore che all’indomani dell’uscita de ‘Il tempo delle mele’ si recò all’ufficio brevetti e registrò una ventina di titoli: da ‘Il tempo dei meloni’ a ‘Il tempo dei pompelmi’ passando per una macedonia di titoli che prevedeva fragole, limoni, lamponi, angurie, melegrane, pere, kiwi, e persino uva americana. Erano i famigerati anni ottanta quelli dei Pierini sfornati su scala industriale e il mio amico era arcisicuro che prima o poi qualcuno avrebbe osato una parodia del film. E lui lo avrebbe messo spalle al muro. In America c’è uno molto più furbo di lui, Noel Lee, il titolare della Monster Cable Products inc. che detiene più di 70 marchi che contengono la parola mostro. Se qualcuno cade nella trappola di utilizzare la parola mostro così come l’ha registrata Lee, scatta l’azione legale. Gli ultimi a farne le spese sono stati due coniugi del Rhode Island, Christina e Patrick Vitagliano. Da anni sognavano un minigolf gotico, un’attrazione alla Tim Burton con spiriti, demoni, spettri e gargoyles disseminati lungo 18 buche. Il nome del minigolf non poteva che essere ‘Monster Mini Golf’. Peccato che Lee l’avesse già registrato. Adesso i suoi legali pretendono 80.000mila dollari per usarlo. La società di Lee è stata fondata nel 1980 e in questi anni ha combattuto quasi 200 battaglie legali, 30 delle quali sono finite davanti a una corte federale. Tra le vittime produttori di colle mostruose, di energy drink, di aspirapolveri, di slot machines, ma anche una donna che vendeva t-shirt ‘Junk Food Monster’ col nobile proposito di promuovere un modo più sano di alimentarsi. E vittime illustri come i Boston Red Sox che volevano lanciare gli hot-dogs ‘Green Monster’ per celebrare il leggendario left-field wall del Fenway Park. E la Walt Disney Co. citata in giudizio per la sua linea di gadgets di ‘Monster inc.’.

© Lorenzo Cairoli

Lascia un commento