Radiazioni, cancri a gogò, pistole vere sdoganate per pistole giocattolo, elicotteri che decapitano come ghigliottine. Ma sono davvero da invidiare i divi di Hollywood?

Ieri Oddee ha azzardato una classifica dei nove set più maledetti della storia del cinema. Per la cronaca, la palma della sciagura se l’è aggiudicata ‘Il conquistatore’ davanti a ‘Ai confini della realtà’ e a ‘Il corvo’, ma nella top-nine figuravano anche ‘Top gun’ e ‘Troy’. La classifica in sè non ha alcuna rilevanza – un po’ come quando Forbes pretende di mettere in fila i cinquanta ristoranti più cari del mondo – ma sull’aura maledetta de ‘Il conquistatore’ c’è poco da eccepire. Fu prodotto da Leonardo Di Caprio Howard Hughes che ebbe due malaugurate idee:
1) far interpretare a John Wayne il ruolo di Gengis Khan – è inguardabile; sembra uno di quegli etilisti rumeni che la sera fanno la coda a Stazione Tiburtina per rimediare un panino
2) girare gli esterni del film a 137 miglia dall’area in cui due anni prima l’esercito americano aveva effettuato undici test nucleari – un esempio? guardate sotto.

La troupe lo ignorava? Macchè! Ci sono diverse foto con Wayne che smanetta un contatore Geiger. Ma certamente gli avranno garantito che era tutto sotto controllo. O gli avranno taciuto cose che invece avrebbe dovuto sapere. Come da noi in Campania. Come tra i pastori e le pecore di Acerra, tra diossina, metastasi, tumori fulminanti e l’omertà dei media e dei politici. Nel novembre del 1980 ‘People Magazine’ rivelò che quasi la metà dei 220 componenti della troupe avevano contratto il cancro – tra questi John Wayne, Susan Hayward, Agnes Moorehead e Pedro Armendáriz. Nella lista non erano stati conteggiati i parenti in visita sul set, nè le centinaia di pellirossa usati come controfigure o assunti dalla produzione per lavori saltuari. Qualcuno contestò a ‘People Magazine’ che Wayne e la Moorehead erano due incalliti fumatori e quindi il loro cancro poteva avere origini diverse, ma un fatto è certo: Hughes non se lo perdonò mai e morì col rimorso di aver condannato a morte più di quaranta persone.
‘Ai confini della realtà’ è invece un caso tristissimo ma esemplare di abuso di effetti speciali (e di abusi, in generale). Ma anche di colossale idiozia, di norme violate e di sicurezze negate su un set, di squallido cinismo e disprezzo per la vita umana. Di un regista – Landis – che alla stregua di certi scienziati crede che per raggiungere un obiettivo (il film della sua vita!) non ci si debba fermare davanti a niente. In tutti i suoi film precedenti, Landis aveva fatto un uso così forsennato di stunt-men e di effetti speciali, da inaugurare un nuovo genere: la demolition comedy. Ad ogni film, Landis alzava la posta del rischio. Rivedetevi il finale di ‘Animal house’ il big Carnival di ‘The Blues Brothers’ o gli incidenti a catena a Piccadilly Circus in sfrenato splatterstick di ‘Un lupo mannaro americano a Londra’, e noterete un crescendo di auto che carambolano, di corpi che schizzano, di autobus impazziti, di esplosioni, di vetrine in frantumi, e così via. Ma a fermare John Landis e il suo ego smisurato ci pensò un elicottero una mattina di luglio. Precipitò addosso all’attore Vic Morrow e a due giovanissime comparse vietnamite. Morrow e il piccolo Myca Le furono decapitati dalle pale del rotore, Renee Shin-Yi Chen fu invece schiacciato da un pattino.
Il busto dell’attore e la testa del bambino furono raccolti da un vigile del fuoco, Jack Rimmer, mentre la testa di Morrow fu rinvenuta dal tecnico degli effetti speciali Kevin Quibell che la ripose in un sacco nero, in attesa che arrivasse la polizia. Il laboratorio del mad director era esploso, Landis adesso era nei guai, tantopiù che le due giovani vittime avevano lavorato senza contratti regolari. La causa intentata a Landis per omicidio involontario fu lunga e dolorosa, ma nonostante le schiaccianti responsabilità fu assolto. Alla Warner Bros toccò risarcire i parenti delle vittime. L’incidente cambiò le regole di lavoro dei bambini nel cinema e per quasi un decennio Hollywood bandì gli elicotteri sui suoi set. Conosco molto bene la vicenda perchè per un periodo lavorai come sceneggiatore per il regista Enzo G. Castellari – quello remakato dall’ultimo Tarantino. Enzo era molto legato a Morrow, e benchè fossero passati diversi anni da quel maledetto incidente, ogni volta che gli chiedevo di lui, gli occhi, subito, gli brillavano di commozione. Se lo trovate in libreria – altrimenti potete scaricarlo da Amazon – vi consiglio caldamente la lettura di ‘Outrageous conduct’ di Stephen Farber e Marc Green, due Gian Antonio Stella e Stefano Rizzo americani, che spesso e volentieri hanno tirato pesantissimi fendenti contro la Casta di Hollywood. Ricostruisce meticolosamente tutta la storia, ed è (giustamente) inquisitore nei confronti di Landis e di Spielberg, che del film, oltre ad essere uno dei quattro registi era anche il co-produttore.
Tornando alla classifica di ‘Oddee’ andrebbe fatto un distinguo tra set maledetti – set sui quali qualcuno ci ha lasciato veramente la pelle – come ‘Cliffhanger’, ‘Il Corvo’ o l’incredibile e paradossale ‘Vite Sospese’ - girare un film sulle morti sul lavoro e mentre lo giri uno stuntman muore sul set – a film sui quali grava una maledizione che colpirà ad uno ad uno i membri della troupe, ma lontano dal set e nel corso degli anni – ‘Dark Knight’, il già citato ‘The conqueror’ e ‘L’Esorcista’:
Gli incidenti sul set del film furono tali che Friedkin chiese a Padre O’Malley di fare un esorcismo per liberare il set da eventuali influenze del maligno:
Dopo due giorni di riprese, un misterioso corto circuito provocò un incendio che distrusse buona parte del set.
La morte di nove persone tutte legate al film, tra cui il fratello di Max Von Sydow, la nonna di Linda Blair, il figlio appena nato di un tecnico e l’addetto alla refrigerazione del set.
La morte dell’attore Jack MacGowran, il cui personaggio muore anch’esso nel film.
Ellen Burstyn si slogò il collo e si ruppe alcune vertebre della schiena.
La strana sparizione della gigantesca statua del demone assiro Pazuzu che, spedita in Iraq per le riprese del prologo, finì per qualche oscuro motivo a Hong Kong, dove fu fortunatamente recuperata all’ultimo momento


