Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

16 January 2009

Washington attende con ansia Obama-Gourmet

Tra repubblicani e democratici è sfida anche in cucina. Lo stereotipo vuole il repubblicano soggetto da steakhouse, un vorace carnivoro che placa il suo appetito solo davanti a bistecconi jumbo-size, rigorosamente blue rare. Il democratico, invece, preferisce riconoscersi nella filosofia ‘Slow Food’: cibo buono, pulito, giusto e possibilmente francese. Poi la realtà contraddice lo stereotipo e così scopriamo che in quattro anni di presidenza Clinton di cibo buono, pulito e giusto alla Casa Bianca ne è passato pochissimo e che Hillary, alla faccia del salutismo sbandierato, adorava mantecare i suoi pop-corn con camionate di burro e delirava per piccantissimi hamburger greci di rara gravezza. Tre giorni fa Jim Rutenberg del ‘New York Times’ ha raccontato l’attesa per il giuramento di Obama da parte dei ristoratori di Washington. Quando elessero Bush, Fortune titolò ‘Carnivores have stormed the capital’ e infatti il ‘Red Sage’ il ristorante preferito da Clinton chiuse i battenti nel giro di poco tempo, mentre a Washington esplose una vera e propria steakhouse-mania: Smith & Wollensky, Nick & Stef’s e Angelo & Maxie’s, solo per citare le più apprezzate. Aumentarono anche i locali tex-mex, forse in onore di Bush che aveva sempre dichiarato amore verso questa cucina, ma il presidente è stato un pessimo affare per i ristoratori di Washington. In otto anni, non è quasi mai uscito dalla Casa Bianca e quando lo ha fatto, ha cenato sempre e solo al Peking Gourmet Inn in Falls Church. Obama invece in una sola visita a Washington ha già girato più ristoranti (Bobby Van’s Steakhouse e Ben’s Chili Bowl) che Bush in due presidenze. E questo ha creato una grande aspettativa tra i ristoratori della capitale. Se poi aggiungiamo che il nuovo presidente ha un palato di larghe vedute, educato a rijstaffel indonesiani e a lomi salmon hawaiani, una moglie che lo delizia con manicaretti afroamericani, una leggenda come Alice Waters disposta a curargli l’orto della Casa Bianca, una passione per le cucine etniche, ci sono tutte le premesse per una nouvelle vague della cucina di Washington, felicissima di lasciarsi alle spalle otto anni di filet mignon e sirloin steak.

© Lorenzo Cairoli

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2 Commenti a “Washington attende con ansia Obama-Gourmet”

  1. Per diversi anni sono stato socio di un prosciuttificio che produceva Prosciutto di Parma. Il nostro distributore di Washington aveva tra i clienti lo chef della Casa Bianca al tempo in cui ci abitava Clinton, che ogni tanto qualche fetta di crudo se la mangiava. Mi piace immaginare, anche se è improbabile che sia avvenuto, che l’abbia offerto anche quando invitò a cena i Grateful Dead.
    Paolo

  2. Ma Weir e Garcia non erano supervegani?

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