Pierangelo Sapegno – Storia di una pupa da gangster tra plagi, cattivo giornalismo e sgambetti di agghiacciante surrealtà

Oggi chi ha acquistato ‘La Stampa’ avrà visto nelle pagine 16 e 17 un narco-reportage da Città del Messico di Paolo Manzo, più un pezzo di Pierangelo Sapegno su Laura Elena Zúñiga Huízar, la miss di Sinaloa arrestata dalla polizia insieme a uno dei capi del cartello di Juarez.
Io ne ho scritto qui. Questo invece è il pezzo di Sapegno.
Leggetelo con molta attenzione:
MISS AMERICA LATINA AL SOLDO DEL RE DELLA COCA
Arrestata con sette gangster, un arsenale e 53 mila dollari
PIERANGELO SAPEGNO
Laura sembra così bella che non perde niente neanche quando piange e mette il broncio con le manette ai polsi e gli occhi chini, sotto i flashes dei fotografi davanti a una carrellata di mitra, bombe, pistole, proiettili, tutti belli disposti in fila assieme ai due poliziotti in borghese che se la scortano così marziali, così severi. Vigilia di Natale e Messico in fiamme. Mentre infuria la guerra dei narcos – due donne mutilate nello Stato di Morelia e tredici ragazzi fucilati sul ciglio della strada a Ciudad Juarez -, la bellissima Laura Elena Zuniga Huizar, di 23 anni, da Culiacan, Miss Sinaloa, Nuestra Belleza del 2008 e Miss America Latina, da due mesi regina dei rotocalchi e delle tv, è stata arrestata a un posto di blocco al confine dello Stato di Jalisco, a Zapopan, non lontano da Guadalajara.
Assieme a lei c’erano sette uomini, tre pistole, due fucili d’assalto, due AR-15, quattro Kalashnikov, 633 cartucce, 16 telefonini cellulari e 53 mila e 300 dollari. Prima ha detto: «Stavamo andando in Bolivia e in Colombia a fare shopping». Poi ci ha ripensato: «Sono stata sequestrata. Non sapevo niente». E’ così bella anche senza trucco, con i capelli spettinati, gli occhi fissi a terra e le labbra serrate in una smorfia, che può dire pure quello che vuole. Il capo della polizia Francisco Alejandro Solorio ha detto invece che «i narcos probabilmente usavano la miss per distrarre gli agenti alla frontiera». Detto così fa un certo effetto. Però da anni in Colombia, e non solo in Messico, le donne più belle e desiderate diventano le pupe dei gangster, così patinate e così pericolose, sorrisi in bikini e bicchiere di champagne in mano. Tra i sette uomini che accompagnavano Laura Elena Zuniga c’erano un po’ di facce da manifesti «wanted» e uno dei capi del cartello di Juarez. Lei, l’hanno portata a Guadalajara e l’hanno fatta sfilare come a un concorso di bellezza, sotto gli stemmi della Policia, davanti a un tavolo coperto da un panno verde e riempito di tutte le cartucce e di tutte le armi che erano assieme a lei sui due furgoni fermati alla frontiera.
E’ finita in fretta sulle prime pagine di tutti i giornali messicani. Ed è stata subito abbandonata dagli organizzatori dei due concorsi che aveva appena vinto (l’ultimo, a Santa Cruz, in Bolivia il 30 ottobre, titolo di Reina Hispanoamericana). Laura Elena è ormai a tutti gli effetti la pupa dei gangster. Hanno già annunciato che le toglieranno le corone e le chiederanno addirittura «i danni morali». Nuestra Belleza l’ha presa in lacrime. Quando aveva vinto l’ultima volta, aveva stretto il microfono e aveva fatto tutto un discorso sull’emancipazione della donna, sull’impegno suo per valorizzarne «il ruolo nella società». Vedi la sfiga. Avrebbe dovuto pure partecipare a Miss International, in rappresentanza del Messico.
Da Culiacan, dove è nata, terra di narcos e di banditi, è finita nel carcere di Guadalajara passando invano tra corone e promesse. Ma il suo Stato, Sinaloa, è sede anche di uno dei più spietati cartelli della cocaina, quasi che non ci fosse speranza nel suo destino, che nasciamo tutti con un cammino tracciato. E poi questo è il Natale del Messico, tre teste decapitate a Guerrero ritrovate due settimane fa e nell’ultimo weekend quei tredici ragazzi abbandonati sul ciglio di una stradina a dorso di mulo alle porte di Ciudad Juarez, in un campo di erba brulla e qualche ulivo lontano all’orizzonte: li avevano fatti scendere da un camion già legati, li avevano fatti inginocchiare e poi li avevano crivellati di colpi. Il giorno dopo, mentre i giornali urlavano lacrime e scandalo, la guerra dei narcos aveva lasciato per terra altri undici corpi decapitati (otto dei quali militari) nello Stato di Guerrero.
La vigilia di Natale, ai funerali, Enrique Garrido Abreu Alonso aveva urlato «codardi» agli assassini giurando sui feretri delle vittime che la vendetta dell’esercito non avrebbe tardato ad arrivare. Ieri, però, sono arrivate altre due teste, a Escobedo, in Nuevo Leon. In questo clima di agghiacciante surrealtà, tra decapitazioni collettive, massacri indiscriminati tra la folla (due granate tirate in mezzo alla Festa dell’indipendenza a Murelia) e l’uccisione senza senso del giornalista José Armando Rodriguez Carréon, che faceva la cronaca nera per «El Diario» di Ciudad Juarez e che hanno ammazzato come un cane mentre portava sua figlia Ximena a scuola, la storia di Laura Zuniga ha quasi il sapore del gossip, senza sangue e con meno orrore. Che ci volete fare: per Natale ci sono i prezzi che vanno alle stelle, con aumenti dal 22 al 90 per cento, ma le code per i regali sono finite in risse, a Tampico. E gli articoli più venduti erano le tv al plasma e le polizze di assicurazioni. Messico e nuvole, e non c’è molto altro da capire.
Letto con attenzione? Confrontato col mio? Allora, vado al sodo.
Ho letto con amarezza il pezzo di Sapegno. Ha scopiazzato qua e là il pezzo che ho scritto sul blog riprendendo persino l’agghiacciante surrealtà, la pupa dei gangster, i danni morali da pagare, Enrique Garrido Abreu Alonso che aveva urlato codardi agli assassini giurando sui feretri delle vittime che la vendetta dell’esercito non avrebbe tardato arrivare - qui il copiaincolla è completo e sfacciato – i prezzi che vanno alle stelle dal 22 al 90 per cento, le risse a Tampico, le tv al plasma e le polizze assicurative. Peraltro mi piacerebbe chiedere a Sapegno dove ha letto delle polizze. Sono pronto a scommettere qualsiasi somma che questa domanda non avrà mai risposta. O meglio, ne ha una sola. L’ha letto sul mio blog.
Io al narcotraffico lavoro da molto prima che ne parlasse ‘La Stampa’, e l’amico Dario Corradino lo sa bene.
Giovedi 18 settembre gli scrissi:
Ciao Dario,
volevo sottoporti questo. Ancora Messico: solo per farti capire quanto è miope il nostro giornalismo. Hanno liquidato Morelia come un attentato, quando invece è l’11 settembre dei messicani. E’ il primo attentato terroristico nella storia del Messico moderno.
E i 200 arresti di ieri confermano che di Messico bisogna parlarne di più. Presto, prestissimo, sarà cliente fisso di tutte le prime pagine.
Ciao
Sono stato eccellente profeta.
Ogni giorno mi faccio un mazzo così a tenermi aggiornato, a leggere e a tradurre 16 quotidiani messicani, a scrivere i pezzi, che poi puntualmente passo a ‘La Stampa’, nella persona dell’amico Dario che è sempre stato di una correttezza esemplare. Stavolta Dario era in ferie. Così qualcun altro/a ha pensato bene di prendere senza chiedere e ha anche firmato il pezzo. Vedere la firma di un altro sulle mie parole è come vedere la mano di un estraneo sul culo di mia moglie.
Brutta, bruttissima cosa.
© Lorenzo Cairoli



volevo dirti che fra giornalisti poco seri, scrittori e addirittura portatori di pace come una certa signora del Mandir della Pace (non chidermi che sia, ma ha ripubblicato un mio pezzo a suo nome, verbatim, su una rivista del Vaticano), dicevo che qui ci copiano a tutto andare. Infatti di cose nuovissime sul blog io non ne metto più, o dati o notizie di quello che sto studiando.
Ciao Buona Befana!
Scritto da Boh/Orientalia4All, il 5 January, 2009 at 23:35
Ciao, Enrica.
Che la razzia abbia superato ogni limite, d’accordo con te. Mi faccio il sangue amaro con i piccoli blogger, figurati quando a plagiarmi sono le Nimitz del giornalismo (parlo della testata, non di Sapegno, lui non è nemmeno un canotto). Pensieri come il tuo mi hanno sfiorato. Per adesso conto fino a cento, quando non ci riusciro, seguirò le tue orme
Scritto da lorenzo cairoli, il 6 January, 2009 at 13:56