Roma – Una farsa crudele chiamata ‘emergenza freddo’

ALTRE MUMBAI
Quello che è successo a Mumbai è spaventoso, come lo fu a Beslam, a Bali, a Morelia, alla stazione di Bologna il 2 agosto di ventotto anni fa, o l’11 settembre del 2001 in America. Ma ci sono altre Mumbai che si consumano lontano dalle telecamere, magari a due isolati da casa vostra, nella vostra città, nella vostra regione o nel parco dove tutte le sere passeggiate col vostro cane. Le morti sul lavoro, ad esempio, che in Italia, ormai, mietono più vittime di un’epidemia. Se uno scienziato pazzo infettasse le nostre fabbriche, le nostre officine, i nostri cantieri coi virus di Ebola e di Marburg, non riuscirebbe a far peggio. 7 morti il 10 novembre, 6 il 19, 3 il 24, 3 il 26. 58 morti a ottobre, 46 a novembre. Di questo passo le interinali prima dei curricula chiederanno un testamento. Un’altra Mumbai, sono i senzatetto. Avete idea di quanta gente viva, dorma, invecchi, s’ammali per le strade di Roma? Secondo il rapporto Caritas su disagio e povertà del 2000 5.000mila, nomadi e clandestini esclusi. Per il TgCom nel 2006 più di 6000mila, per Sant’Egidio un anno fa più di 7000mila. La verità è che censire il popolo dei cartoni è difficile, in una città vastissima come Roma poi, quasi impossibile. Perchè accanto ai senzatetto schedati, che hanno mangiato almeno una volta in una mensa, o si sono lavati in un centro diurno, o hanno chiesto aiuto in un centro d’ascolto, c’è una moltitudine che preferisce restare invisibile. Sopravvive in baracche di lamiera, in capannoni industriali abbandonati, dorme in fatiscenti roulotte, su vagoni ferroviari, in tende nascoste a ridosso degli argini dei fiumi. E poi ci sono i nomadi, i clandestini, il flusso sempre più massiccio di albanesi e rumeni che vanno e vengono facendosi beffa di qualsiasi censimento. C’è chi contando tutti azzarda dodicimila persone, chi ventimila, chi addirittura trentamila. Scritto così, ‘trentamila’ non fa molta impressione. Ma se prendessimo tutti gli abitanti di Santa Margherita Ligure e li scaricassimo intorno alla Termini e all’Esquilino, quelli di Sirmione tra il Vaticano, il Lungo Tevere e Pineta Sacchetti, quelli di Cortina d’Ampezzo tra il Trullo, Magliana Nuova e Casetta Mattei, quelli di Bormio tra Tor Vergata, Torre Spaccata e Tor Bella Monaca, quelli di Gressoney tra Primavalle, Torre Vecchia e Monte Mario Alto, ecco che arriveremmo a trentamila persone, e scritto così, oltre a fare impressione, costringerebbe chiunque a riflettere. Domani, primo dicembre, a Roma scatterà l’emergenza freddo e siccome Roma ha un sindaco e un assessore che hanno a cuore il sociale come Hu Jintao ha a cuore il bene del Tibet, ecco cosa si sono inventati.
IL MACHETE DI TREMONTI E IL MISTERO DEI MAGAZZINI DELLA CARITAS
La grande novità è la soppressione del tendone di Castel Sant’Angelo che per anni ha protetto i senzatetto dai rigori invernali. In alternativa, Alemanno e il suo assessore alle politiche sociali, Sveva Belviso, hanno inaugurato una nuova struttura notturna sulla Colombo, nell’ex-Fiera di Roma, scomoda e decentrata, che creerà problemi logistici e di gestione, intaserà i mezzi pubblici dalla sera alla mattina, e che già adesso è motivo di legittima controversia. Per un attimo però fingiamo che questa scelta sia stata un gelminiano colpo di genio, come il repêchage del grembiule, e concentriamoci invece su queste due parole: ‘emergenza freddo’. E’ dalla fine di ottobre che a Roma non piove, diluvia. Ogni volta che il cielo si fa bigio, Alemanno vorrebbe avere Bertolaso a portata di mano. Le temperature nella capitale sono ostili come l’Onda con Frati e Tremonti, Da settimane Roma è umida, monsonica, patagonica la sera. Gli alberi cascano come birilli, i sottopassi allagati sono roba da Vajont, il traffico è in tilt, a Civitavecchia il vento ha spostato la pesante tensostruttura del Palaghiaccio, a Fiumicino 70 famiglie sono state evacuate. Eppure per dichiarare l’emergenza freddo si è atteso il primo dicembre. Adesso che c’è l’emergenza uno si aspetterebbe interventi drastici e risolutivi, che so, che richiamino Bertolaso da Gomorra e che sequestri un palazzo a Ricucci, due condomini a Ligresti, tre residence a Caltagirone. Che la Chiesa apra finalmente le porte dei suoi conventi trasformati in lucrose case vacanze, che la Caritas una volta per tutte ci spieghi il mistero dei suoi magazzini – che ci fanno stipati nei suoi magazzini prosciutti di Langhirano, salmoni affumicati, forme di grana padano e di parmigiano reggiano se poi nelle sue mense (con l’eccezione di Primavalle) si mangiano solo cibi precotti commissionati a una ditta di Pomezia? A chi va tutto questo ben di Dio donato alla Caritas? Ai pensionati che non arrivano a fine mese e che la domenica sgomitano nelle sacrestie per ricevere un pacco della spesa? Ai senzatetto che aspettano un pasto caldo sotto la pioggia battente a Stazione Tuscolana, a Stazione Tiburtina, a Termini? Oddio, a loro qualche delicatessen ogni tanto i volontari gliela rifilano. Piadine con salame scadute da due giorni, biscotti Grancereale scaduti da tre giorni, vaschette di gamberetti scaduti da una settimana. E i vestiti nuovi di zecca, i completi di Ermenegildo Zegna e di ditte affini, e tutti gli altri abiti donati per i poveri e impilati nei magazzini? Leggende metropolitane? E se non vanno in distribuzione ai poveri, dove finiscono e chi arricchiscono? Forse vale la pena ricordare che nel 1999 Caritas, Croce Rossa e sottocomitati dell’hinterland varesino e milanese furono indagati per aver foraggiato indirettamente la camorra. Gli abiti e i giocattoli che venivano donati e infilati nei sacchetti della Caritas Diocesana e della Croce Rossa finivano tutti a Prato. I capi migliori venivano smistati a Resina, il più grande mercato dell’usato in Europa, o nei mercati russi e ungheresi, i capi di seconda scelta stoccati a 500 lire al kg nei mercati africani, i capi che potevano essere riciclati con la triturazione restavano a Prato, la monnezza, i capi inservibili e non riciclabili, finivano invece nelle discariche gestite direttamente dalla camorra nel business delle cosiddette Ecomafie. Uno smaltimento legale costava 150 lire al chilo, la camorra con le sue discariche abusive chiedeva e otteneva la metà.
CONTABILITA’ DI UNA FARSA CRUDELE
Se ci mettissimo a un tavolo e cominciassimo a fare un po’ di contabilità, scopriremmo che l’emergenza freddo a Roma è solo una farsa crudele. 320 persone saranno ospitate nella ex Fiera di Roma, un paio di bus gireranno tra i senzatetto come hanno sempre fatto anche negli anni passati, 80 posti saranno a disposizione nel Centro Madre Teresa di Calcutta di via Assisi dove il riscaldamento è stato acceso solo venerdi 28 novembre, dove il soffitto somiglia alla Valtellina in inverno: ogni tanto frana lasciando molesti souvenirs di polvere e calcinacci sui letti a castello degli ospiti (che fruttano ai centri che li ospitano dai 17 ai 50 euro in base ai servizi resi). Poi c’è il centro San Michele in via Odescalchi – 60 posti letto gestiti dalla rete Immigrazione, e qualche altro centro che il Comune prima aveva tagliato – il machete di Tremonti qui ha fatto una vera e propria pulizia etnica del sociale. L’avevo già scritto, ma ricordarlo è sempre utile. Una delle prime cose che ha fatto il neosindaco Alemanno è stato chiudere centri di prima assistenza. Quello che non è riuscito ancora alla Gelmini in materia di scuola, Alemanno lo ha fatto in materia di solidarietà e di politiche sociali. Questo il contributo del Comune; vediamo, invece, come la Chiesa e il volontariato cattolico affronteranno l’emergenza freddo. Posti letto in una decina di parrocchie come San Giustino sulla Casilina, Sant’Egidio con Palazzo Leopardi a Trastevere, la Caritas che passa da 500 posti letto a 600 – 40 in più ad Ostia, 30 in più a Termini, altri 30 a Ponte Casilino. Se traduciamo tutto questo in cifre significa che l’emergenza freddo potrà soccorrere all’incirca 2000mila persone. E tutte le altre? Dormiranno, litigheranno per un cartone, si sbronzeranno, si ammaleranno nelle strade di Roma. E tra loro ci sarà anche chi ci lascerà la pelle. Nell’indifferenza generale e in un silenzio criminoso. Avete capito adesso perchè l’emergenza freddo a Roma è una farsa crudele? Aiuterà meno del dieci per cento di chi è condannato a vivere in questo ergastolo a cielo aperto che è la strada. Come curare un tumore con un cerotto antidolore.
© Lorenzo Cairoli



come accade in tutte le metropoli del mondo, credo, signor cairoli e non solo a roma.
all’estero come affrontano la questione? e con quali risultati? visto che l’erba del vicino è sempre più verde…. prima di urlare in casa, mi piacerebbe sapere che fanno gli altri per risolvere la questione.
Ma in fondo, a qualcuno frega veramente di questo “popolo”? alzi la mano chi non si infastidisce quando ti mendicano o lamentosamente questuano o ti lavano il vetro anche se non serve, infastidendoti; talvolta diamo qualche spiccio per levarceli di torno e tacitiamo quel che abbiamo dentro.
Ormai anche la carità costa. costa cara. E quegli spicci che davamo un tempo, ora ce li teniamo in tasca, perchè fanno più comodo a noi.
Nn so… tutto giusto, dovremmo fare di più e blablabla…. poi ti giri e vedi gruppuscoli che stanno lì, ciondolano tutto il giorno bevendo birra e pessimo vino (vino?) in brik, lasciando tutta la monnezza là… e ti passa la fantasia di fare alcunchè. Cazzi loro, pensi.
Mi spiace signor cairoli, ma non mi trova molto sensibile su questo argomento, guardo l’orto di casa mia. perchè se mi servisse aiuto, dubito che qualcuno me lo darebbe.
mi stia bene
Scritto da TittiCanarinoMannaro, il 30 November, 2008 at 21:07
[...] bellissimo articolo di Cairoli-Simplicissimus che parla di Roma e tocca i gangli della questione “povertà” mettendo in luce i nervi [...]
Scritto da Una farsa crudele chiamata “emergenza freddo” - Agora’ di cloro, il 30 November, 2008 at 22:16
Mi scopri un mondo…. non ho parole.
Scritto da manu, il 30 November, 2008 at 22:24
[...] Cairoli torna a scrivere dell’emergenza freddo a Roma, che inizia domani sotto pessimi [...]
Scritto da Francesco Costa » Dieci per cento, il 30 November, 2008 at 22:56
@TittiCanarinoMannaro:
In questo popolo c’è di tutto, Tiziana. C’è il rom, l’albanese che rivende il buono pasto o gli abiti ricevuti in dono, il rumeno che si è pagato il viaggio in Italia per mendicare, il finto storpio dei Balcani, il tossico, l’alcolista, quello che è finito in strada a forza di giocare, chi ha perso troppo presto moglie e figli e non ha retto al dolore, chi ha problemi mentali, chi è stato in galera e non riesce a reinserirsi in questa società, chi è stato rigettato dalla famiglia, chi ha appena perso il suo posto di lavoro e all’improvviso scopre che la vita non ricomincia affatto a quarantanni, chi è anziano e non ha dove andare, chi è disabile ed è stato dimenticato dai suoi come un cane ingombrante dimenticato in estate, chi ha sbagliato a investire i suoi risparmi – via Carlo Alberto, fermata metro Vittorio Emanuele, vedrà un uomo anziano, distinto, chiedere l’elemosina. Era un giornalista, conosceva tutta la Roma che contava. Si fermi e provi a parlargli. Non si lamenta, non infastidisce, non sporca, non beve alcol. Potrebbe essere suo zio, potrebbe essere il suo vicino di messa col quale scambia un segno di pace. Invece è l’altra faccia del popolo dei cartoni. Quella perbene, insospettabile, quella che fino a ieri conduceva una vita normalissima e dignitosa e che adesso vive la sua povertà temporanea in silenzio, in semiclandestinità, come l’Umberto D. di De Sica. La povertà temporanea è gia una maledizione, non peggioriamo le cose con l’ignoranza, facendo di tutte le erbe un fascio. A Calcutta certamente è peggio, ma nel mondo civile le garantisco si fa molto di più che a Roma. Roma nel sociale è terzo mondo. E’ una Calcutta sul Tevere. Se destra e sinistra invece di spendere fortune a insultarsi tappezzando Roma di manifesti stupidi e arroganti investissero quei soldi per aiutare chi è in ambasce, se Tremonti la smettesse di prendere in giro gli italiani con la socialcard, un palliativo umiliante a cui potrà accedere solo il 5 per cento della popolazione, e che in barba alla privacy, renderà l’indigenza di queste famiglie visibile come i neon animati di Time Square, se persone come lei, cominciassero a non confondere l’elemosina con la prevenzione del disagio sociale, la carità con l’aiuto, il sostegno e il recupero di chi è in difficoltà. Forse le è sfuggito, Tiziana, ma è dal 1948 che l’assitenza sociale viene riconosciuta come diritto dei cittadini e viene disciplinata dagli artt. 38 e 177 Cost.
Scritto da lorenzo cairoli, il 1 December, 2008 at 06:09
[...] Nel nostro ricco paese, dove i lavoratori non vengono sfruttati fino al midollo, questa è una vergogna! meno male che ci [...]
Scritto da Aiutiamolo! « Precariopoli - ÞЯЗĆ@гÍǾÞðŀĬ, il 1 December, 2008 at 14:56
So che a Milano ci sono servizi di offerta coperte e calzettoni ai vagabondi che dormono per strada… a Roma niente?
Scritto da Geffe, il 2 December, 2008 at 13:18
[...] Di nuovo dal Blog di Lorenzo Cairoli, il pezzo: “Roma, una farsa crudele chiamata emergenza freddo“: [...]
Scritto da Il blog di Fabio Sabatini, il 5 December, 2008 at 08:45
Per opportuna conoscenza degli operatori e di chi con speciale attenzione si dedica alle persone disagiate e più bisognose, occorre dire che l’Amministrazione Comunale sta cercando di aumentare strutturalmente l’accoglienza (sia per i cd. senza fissa dimora, sia relativamente all’opportunità di incrementare le mense sociali), nonchè per distribuire meglio i servizi nell’ambito cittadino.
Aumentare strutturalmente vuol dire investire.
Ad oggi si può dire che le persone disagiate trovano un primo roscontro attraverso il contatto con la Sala Operativa Sociale NUMERO VERDE 800440022 a cui tutti 24H si possono rivolgere ed altresì trovano i relativi servizi presso il centro di accoglienza di Via Assisi (90 posti adulti in disagio), i centri gestiti dalla Caritas (Lungomare Toscanelli, Via della Cisterna, Via Marsala per circa 290 posti), il Centro dell’Esercito della Salvezza di Via degli Apuli (100 posti), nonchè i Centri di accoglienza per nuclei di mamme con figli minori in Via Cassia ( 70 posti di cui 20 per le gestanti), Via G. Ventura ( 40 utenti), Via T. Fusco ( Trigoria per 40 posti) e Via Predoi ( Infernetto) per altri 50 posti ( in semiautonomia). Tutti in carico all’Amministrazione Comunale.
Oltre alla rete dei servizi dei vari Municipi.
Si è altresì pensato ad un nuovo modello di accoglienza per i senza fissa dimora per il periodo cd. freddo superando la tipologia emergenziale ed attivando un discorso di tipo progettuale.
Si è pensato dunque di prevedere in aggiunta al letto, ai pasti caldi ed al servizio di segretariato sociale, anche la possibilità di lavarsi, di farsi una doccia, di usufruire di ripetuti cambi di abito, di essere curati all’interno del centro e di poter usufruire di cure specialistiche presso i nosocomi e presso gli Istituti Ospedalieri.
Questo è il servizio per 360 persone allestito alla Ex Fiera di Roma per il periodo invernale. E’ un nuovo modo di pensare l’accoglienza: un percorso per riappropriarsi della propria dignità e per tentare di ” ricominciare”. Tutto è perfettibile ed il bisogno sempre più crescente. In ogni caso l’impegno mio personale e del mio staff è sempre massimo e sempre lo sarà per queste persone. Il Dirigente dell’Emergenza Sociale del Comune di Roma Aldo Barletta
PS. Per qualsiasi informazione il numero del mio ufficio è 0667105390 – 5391.
Scritto da Aldo Barletta, il 17 December, 2008 at 18:44
sala operativa sociale? Ci ho lavorato per ben due anni e mezzo, una bufala. Persone lasciate in strada perchè i pochi posti liberi durante il periodo di emergenza freddo dovevano restare tali, nel caso in cui il caro Alemanno dovesse salvarsi la faccia in “emergenza”. Un esempio? Un uomo siciliano che si recò a Roma per protestare davanti a Palazzo Chigi, deluso dalle promesse non mantenute da Berlusconi che gli aveva garantito casa e lavoro. Pur di salvarsi la faccia ed evitare che la situazione potesse “degenerare” ci hanno praticamente COSTRETTI ad accoglierlo nonostante l’uomo fosse assolutamente contrario. Ex fiera di Roma? Un senza fissa dimora abituato per anni a recarsi al tendone di Castel Sant’Angelo, ebbe serie difficoltà ad andare nella nuova struttura notturna sulla Colombo a causa delle sue gravi difficoltà ad orientarsi nello spazio. Io e mie colleghi delle unità mobili passavamo intere ore a cercarlo nei posti in cui era solito stanziare per l’accompagno nella nuova struttura , ma Roma è grande e la mattina uscendo dal centro automaticamente si perdeva. Fino a quando lo perdemmo di vista. Potrei raccontare un milione di altri esempi, ma in sostanza una sola parola può descrivere abbastanza bene la beffa di tale servizio che è soprattutto, ve lo assicuro, un servizio di facciata del Comune, UNA FARSA.
Scritto da marianna, il 17 December, 2009 at 00:15