Un posto dove appendere il cappello

di Lorenzo Cairoli

16 February 2008

Evonne Goolagong – La nostra generazione rubata

Oggi sui tre giornali del gruppo Athesis, Bresciaoggi, L’Arena e Il Giornale di Vicenza, è uscito questo pezzo: ‘L’Australia si è ‘pentita’. Mano tesa agli aborigeni’. Parlo di stolen generation, dei tre ormai storici we say sorry e dei due we apologise del laburista Rudd alla popolazione aborigena dopo la Canossa di mercoledì – For the pain, suffering and hurt of these Stolen Generations, their descendants and for their families left behind, we say sorry.
To the mothers and the fathers, the brothers and the sisters, for the breaking up of families and communities, we say sorry.
And for the indignity and degradation thus inflicted on a proud people and a proud culture, we say sorry.
Parlo di questo Olocausto silenzioso consumatosi per quasi un secolo in Australia, attraverso l’eccezionale e inedita (almeno per l’Italia) testimonianza di Evonne Goolagong
.

Fino agli anni settanta gli aborigeni non furono mai considerati cittadini australiani a pieno titolo; per loro valevano le leggi della natura, come per gli eucalipti o per i koala. Fino agli anni ottanta, gli australiani non seppero nulla della tragedia della ‘stolen generation (la generazione rubata), finchè le battaglie degli attivisti aborigeni, il coraggioso film di Noyce ‘Follow the rabbit-proof fence’, le canzoni di protesta dei Midnight Oil e le 600 pagine del rapporto ‘Bringing Them Home’, hanno aperto loro gli occhi. Per quasi un secolo nella pacifica Australia si è consumato un silenzioso Olocausto. Il suo epicentro lo stato del Victoria, poi l’Olocausto ha contagiato tutto il resto del paese. Decine di migliaia di bambini di sangue misto (quasi sempre padre bianco e madre aborigena, quasi sempre conseguenza di stupri perpetrati da coloni bianchi) vennero strappati alle loro famiglie per essere ammassati e cresciuti in centri governativi ad hoc o affidati a famiglie bianche. Il rapporto’ Bringin Them Home’ accertò che fra il 1910 e il 1970 un’intera generazione di bambini aborigeni (da uno su tre a uno su dieci, a seconda degli Stati) venne strappata alla sua famiglia. I politici giustificarono questa prassi come unica soluzione per tutelare i mezzosangue che altrimenti avrebbero pagato la loro diversità vivendo nelle comunità aborigene da emarginati. Ma come il rapporto fece notare non solo bambini meticci vennero strappati alle loro famiglie. Dietro a queste adozioni forzate, c’era una strategia agghiacciante e mirata a sopprimere la cultura e la popolazione aborigena. Emblematica la testimonianza di Evonne Goolagong Cawley. Evonne è stata una delle più grandi campionesse del tennis del dopoguerra, primo aborigeno a eccellere in uno sport che non fosse il rugby o la boxe. Vinse 14 tornei del Grande Slam; in singolo quattro volte gli Open d’Australia, due volte Wimbledon, una volta il Roland Garros. Aveva grazia, un viso volpino, e come tutti gli aborigeni, il naso schiacciato, un po’ a patata. La sua famiglia era della tribù dei Wiradjuri, in casa otto figli e un padre tosatore di pecore che Evonne incrociava solo due volte all’anno. Quando era all’asilo e dalla porta entrava uno sconosciuto, Evonne correva subito a nascondersi sotto ai letti. “Mia madre e mia zia - ha confidato al ‘The Indigenous Times’ - non facevano che ripetermi: ‘Appena una macchina grande e lucida viene verso di te, scappa a nasconderti. Sono venuti a rapirti, amore mio“.

La Goolagong sa benissimo cos’è la ‘stolen generation’, l’ha vissuta per anni e drammaticamente sulla sua pelle. “Ho continuato a nascondermi sotto ai letti anche da ragazza, anche quando cominciavo ad essere una tennista di successo. Negli hotel di Singapore, nei motel della California. Bastava un rumore, una voce ostile, e io precipitavo all’inferno“. Ha visto i suoi cugini strappati alle famiglie. Ha visto amici sparire dall’oggi al domani. Le auto grandi e lucide popolano ancora i suoi incubi, ma ora è felice. Il primo ministro Kevin Rudd l’ha voluta nel suo gabinetto, insieme a Peter Garrett, il leader dei Midnight Oil, che dalle canzoni di protesta è passato al ministero dell’ambiente. “Il sorry-day - dice Evonne – è solo l’inizio. La ferita comincia a rimarginarsi. Adesso proviamo a guarire il nostro paese“.

Per saperne di più:
Il prossimo ‘we say sorry’ sarà per i Maori?
Questa era Evonne. Un fenomeno, signori.

© Lorenzo Cairoli/L’Arena/Bresciaoggi/Il Giornale di Vicenza

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4 Commenti a “Evonne Goolagong – La nostra generazione rubata”

  1. ecco, son questi i racconti che ricostruiscono mondi e storie; testimonianze che eccedono il loro conteso, e che hanno eco a molte vite di distanza

  2. [...] Goolagong. La straordinaria tennista aborigena raccontata da Gianni Clerici. Questa, invece, è la testimonianza della stessa Evonne Goolagong sulla tragica situazione degli aborigeni [...]

  3. Ha colpito anche me la notizia delle scuse di Kevin Rudd. Ho numerosi parenti in Australia che fin da piccolo mi parlano di questo favoloso continente.
    La scorsa estate ho girato la costa est per un mese e la situazione degli aborigeni mi è apparsa in tutta la sua drammaticità.

    Non voglio dilungarmi troppo, il mio commento a proposito si trova quì:

    http://abropek.blogspot.com/2008/02/laustralia-chiede-scusa-agli-aborigeni.html

    Ciao e grazie dell’articolo.

  4. Lo leggo volentieri. Grazie.

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